I Gogol Bordello sono diventati politicamente corretti

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Estathé Market Sound, Milano, 27 agosto 2015. Ridendo e scherzando (e bevendo) sono ormai 15 anni che i Gogol Bordello vagano per il mondo portando con fare gitaneggiante la loro musica che mescola punk, reggae e tradizioni musicali dell’Europa orientale. E 15 anni si fanno sentire. L’attitudine della band è sempre stata la trasformazione: tanti membri se ne sono andati, tanti altri sono arrivati. Ma il fulcro, oltre al barbuto violinista Sergey Ryabtsev, rimane sempre lui: Eugene Hütz è il solito frontman scatenato e incontenibile. Ma a 43 anni ormai non tracanna più due bottiglie di vino in un’ora di concerto come una decina di anni fa. E forse è giusto così.

Rimane impressionante comunque l’impatto che la band riesce ancora ad avere sul pubblico. Non si tratta solo di fare casino, ma di fare casino di qualità. Nonostante gli ultimi album non siano al livello dei primi e abbiano tentato una svolta verso il pop poco riuscita, ascoltare i Gogol Bordello rimane un piacere. Ed è un piacere anche vedere quanto il loro sia un pubblico transgenerazionale: dai nostalgici 50enni ai giovani under 20, passando per lo zoccolo duro di 30enni che li ha amati per album come Super Taranta!Gypsy Punks: Underdog World Strike. E proprio qui si mostra il cambiamento più grande di un gruppo che dieci anni fa dal vivo lasciava completamente senza fiato e riportava all’epopea punk anni Ottanta, però riattualizzandola.

I Gogol Bordello dei Duemila erano distruttivi (e si spingevano al limite dall’essere anche autodistruttivi). I Gogol Bordello del 2015 sono, per quanto energici e sempre entusiasmanti, politicamente corretti. Una canzone come Santa Marinella, che Hütz aveva scritto in ricordo del suo periodo da vagabondo in Italia e che rappresentava (parole sue) un inno gioioso, non fa più parte delle loro scalette. Rimangono di quel periodo le splendide Start Wearing Purple e Alcohol, che non a caso sono le più ballate e cantate. Sembra offensivo dire che il maggiore peccato del frontman è non urlare più bestemmie nel microfono, ma esemplifica perfettamente la trasformazione della band. I Gogol Bordello non sono più le mine vaganti di dieci anni fa, ma rimangono un grande gruppo live.

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