Notizie

Green Day a Milano, punk rock e tanto divertimento

La recensione del concerto dei Green Day a Milano, la prima del quattro date che la band ha programmato in Italia tra fine maggio e inizio giugno.

green day milano 24 maggio 2013

Arena di Rho, Milano, 24 maggio 2013. Si respirava aria di rivalsa all’arena di Rho ieri sera. Come di una maledizione che finisce, e bisogna festeggiare. Una sorta d’incantesimo teneva i Green Day lontani dal pubblico italiano, dopo il crollo del palco dell’Henieken Jammin Festival e la debacle dell’I-Day dello scorso settembre. E anche durante la giornata di ieri, quando pioggia e freddo si sono abbattuti su Milano, qualcuno già temeva il peggio. E invece a metà pomeriggio il vento ha spazzato via le nubi e tutto e filato liscio. Anche i tre sul palco sembravano ben felici di spezzare l’incantesimo, Billie Joe ha più volte dichiarato quanto ami il nostro paese, lui e il batterista Tre Cool hanno giocato spesso con la bandiera tricolore sempre presente sul palco e, verso la fine, il frontman ha dato prova del suo italiano, terminando la frase con una bella bestemmia. Immagino che, a modo suo, ci stesse ringraziando per essere lì.

Non è stato un ritorno da poco, il trio era in grandissimo forma. Tre Cool e Mike Dirnt ci hanno messo cuore e anima e da soli producevano gran parte dell’impatto sonoro, lasciando Billie Joe Armstrong libero di vagare irrequieto per il palco, dedicarsi a fomentare il pubblico in un continuo botta e risposta di cori, e fare un po’ quello che gli passava per la testa. Sul palco il cantante è un fascio di nervi, si agita, si muove, molla la chitarra, la riprende. Gioca con il pubblico come farebbe un bambino dispettoso, con tutti i giocattoli che ha a disposizione. Lo bagna con la lancia per l’acqua (noncurante che la temperatura esterna fosse sotto i 10°), inforca una specie di bazooka per t-shirt o un improbabile fucile-spara-carta-igenica con beffarda soddisfazione, quasi cercasse di provocarlo. Ma il pubblico è tutto dalla sua e lui lo sa, e si gode applausi e incitazioni come si può vedere dalle foto.

Ci si diverte, molto. Ecco il rituale, ormai consolidato, che porta sul palco i fan per partecipare alle canzoni. Billie fa suonare la chitarra ad un ragazzo del pubblico con i capelli colorati di verde, e giocano insieme a fare le rockstar, con salti e tutte le mosse del caso. E quando gli dice che può tenersi la chitarra l’espressione di incredulità sul viso del ragazzo è quasi commovente. Poi è il turno di una giovane fan, a cui tra abbracci e salti è affidato il compito di cantare l’ultima strofa di Longview, e che lo faccia bene o male non importa a nessuno, ciò che conta è divertirsi. E Billie Joe è il primo a farlo: le chiede «senti questo?» proprio quando lei sta andando via, per attaccare il riff di Basket Case mentre tutta l’arena esulta di gioia. Anche le cover sono fatte più per spassarsela che per una forma di tributo, come la strofa e il ritornello di Highway To Hell degi AC/DC. In questo senso il culmine si raggiunge durante il medley verso la fine della prima parte del concerto, quando tutti quanti, compresi i musicisti di supporto, si travestono con enormi baffi finti e occhiali giganti, copricapi egizi e bombette inglesi – per non parlare del reggiseno di Tre Cool – e si lanciano in una sgangherata versione di Shout, con tanto di scambio di assoli sax vs kazoo. Il tutto finisce con i musicisti sdraiati per terra, compreso Billie Joe che intona il liberatorio finale di Hey Jude insieme al suo pubblico.

E poi ci sono le canzoni. E quelle certo non mancano ai Green Day. Sia i brani più vecchi come Bournout, When I Come Around, Brain Stew o Minority, sia quelli della nuova trilogia ¡Uno!, ¡Dos! e ¡Tré!, che quelli del capolavoro American Idiot, vengono suonati con urgenza espressiva e senza fronzoli, dimostrando a tutti che il trio ricorda bene le proprie origini punk rock. E se anche non tutti i brani in scaletta (che potete leggere qui) sono all’altezza a livello compositivo, specie quelli più recenti, vengono compensati dall’esecuzione energica e irruenta che non lascia tempo per tirare il fiato. Lo spettacolo lo fanno tutto loro, anche perché la scenografia è molto essenziale, costituita da un fondale di led e qualche gioco di luce. In questo senso soprattutto chi è lontano lamenta la mancanza di almeno uno schermo, vista la grandezza della location. E invece è tutto affidato ai tre Green Day che non si tirano certo indietro, e quando dopo il bis sparano la doppietta American Idiot-Jesus Of Suburbia tutto il resto passa in secondo piano. Il finale è affidato al solo Billie Joe, che con la chitarra acustica augura al pubblico la buonanotte con Good Riddance (Time of Your Life).

Commenti

Commenti

Condivisioni