Hai paura del buio? a Milano: tra ospiti e arti, una festa per gli Afterhours

recensione concerto Hai paura del buio Milano 30 ottobre 2013

Approda a Milano il festival Hai paura del buio? creato da Manuel Agnelli degli Afterhours. Molte le performance artistiche e gli ospiti sul palco. (Foto di Roberto Panucci)

Alcatraz, Milano, 30 ottobre 2013. L’iniziativa è lodevole. Manuel Agnelli riunisce intorno a se un gruppo di musicisti/performer/autori/artisti, per una sera fornisce a tutti la possibilità di esibirsi e di mettere in scena le proprie arti, e chiama il festival Hai paura del buio?. E funziona! Dopo la data di Roma, lo spazio dell’Alcatraz di Milano è organizzato alla perfezione, il susseguirsi di concerti e performance riempie con naturalezza l’arco di tempo dalle 19.00 alle 2.00. Il problema è, semmai, quella patina di “salvatori della patria ” e “custodi del sacro fuoco dell’indie” di cui è stato ammantato l’evento sin dall’inizio, anche se tutto ciò è perfettamente in linea con il personaggio Manuel Agnelli. Non potrebbe essere altrimenti. È quasi naturale che un progetto del genere faccia discutere, attirando anche una certa dose di polemiche, visto che in Italia siamo tutti critici musicali e, perché no, artisti – oltre che allenatori di Serie A. Sottolineo che il ricavato del festival è completamente devoluto a l’organizzazione umanitaria Soleterre, per sostenere il Programma Internazionale di Oncologia Pediatrica.

La cosa migliore da fare è di mettere da parte tutto il contorno e concentrarsi sulla serata, che ha visto concatenarsi varie tipologie di performance. Gli spazi adibiti alle esibizioni sono i classici due palchi dell’Alcatraz, questa volta non divisi dalla solita tenda nera, mentre in giro, senza soluzione di continuità, sono distribuite le opere pittoriche di Isabella Staino e la scultura di Cristiano Carotti, mentre sugli schermi si alternano video di Giacomo Costa e Max Papeschi. Anche la piccola sala alla sinistra del palco principale è coinvolta, ospitando prima la performance di danza concettuale di Giano, e poi l’allestimento artistico-gastronomico curato da Paolo Reina, che fa assaggiare al buio pietanze snaturate della loro normale consistenza per lasciare il gusto il più possibile svincolato dagli altri sensi (il nostro team di esperti, dopo una lunga analisi, ha concordato su “risotto alla zafferano”). Nel frattempo si susseguono performance teatrali (surreale quella di OOOPOPOIOOO), di danza (come quella di Nebulae, su una versione per archi di Smell Like A Teen Spirit), reading (Paolo Giordano con accompagnamento musicale di Plus, o Pierpaolo Capovilla) e ovviamente musicali con il noise-hardcore degli OVO e i Marta Sui Tubi.

Ma inevitabilmente l’attrazione principale è il concerto sul main stage degli Afterhours, che si sono fatti portabandiera dell’iniziativa e si prendono la responsabilità di reggerne il peso. La scaletta, fedele al titolo del festival, parte alla grande con brani tratti da Hai paura del buio? come Veleno, Lasciami leccare l’adrenalina e Dea, su cui intervengono il Teatro degli Orrori. Sono solo i primi dei molti ospiti del live che tributano gli Afterhours, e che vengono a loro volta tributati. Infatti dopo l’incendiaria Dea, è il momento di Lezione di musica, tratta dal primo album di Capovilla e soci. Giusto il tempo di godersi La Vedova Bianca, e il palco è di nuovo affollato: questa volta tocca ai Marta Sui Tubi, visibilmente emozionati, cantare insieme ad Agnelli Voglio una pelle splendida e poi la loro L’abbandono. Ma le cose si fanno più interessanti quando si esce dal mondo propriamente indie: Giuliano Sangiorgi dei Negramaro sale sul palco a metà di Ballata per la mia piccola iena e ci rimane per Casa 69 e la splendida Quello che non c’è, e l’effetto delle due voci insieme è quanto meno straniante. Ma non è niente in confronto a quando, sulla marcia di batteria di Guerra dei suoi Litfiba, sale sul palco Piero Pelù, acclamatissimo dal pubblico. Quello che segue è strabiliante: dopo Guerra, Pelù presta la voce all’inno spaghetti-grunge Male di miele e poi trascina tutti gli Afterhours in una versione hardcore di Toro Loco. Giuro, Manuel Agnelli che canta Toro Loco vale ben più del prezzo del biglietto. Altri due brani e il concerto finisce, lasciando spazio alla performance di Valentina Chiappini e al reading di Capovilla. Il risultato è una specie di festa degli Afterhours, che ci hanno messo la faccia e sono stati ricompensati ampiamente dal pubblico.

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