Hip Hop TV B-Day Party e l’orgoglio ferito dei rapper italiani

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di Jacopo Casati
Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 29 settembre 2015. Si è celebrato in un palazzetto pieno solo a metà il settimo compleanno di Hip Hop TV. Il grande evento che annualmente riunisce moltissimi MC sotto uno stesso tetto ha evidenziato un cambiamento oramai evidente in tutta la scena rap nazionale.

La piega smaccatamente pop che il genere ha intrapreso da qualche tempo potrà da un lato lanciare singoli di successo come quello di Baby K (Roma-Bangkok con la Ferreri è triplo platino), oppure favorire l’ascesa di un Briga presentatosi sul palco con un chitarrista e senza alcuna base a supporto. Tuttavia la sensazione di chi ieri sera era al Forum non solo per cantare i ritornelli di alcuni pezzi sentiti in radio (platea e spalti davvero morti, nonostante i continui incitamenti di MC e conduttori) è che l’orgoglio dei veri rapper sia stato ferito in qualche modo dalla deriva ultra commerciale raggiunta in questi anni. Oltre a quel vago senso di onnipotenza ed eccessivo protagonismo, che ha ultimamente portato diversi rapper a mettere in piedi un tributo a Lucio Dalla ridondante, e che mai troverà terreno fertile né presso i fan stessi degli artisti coinvolti né certo presso quelli del grande cantautore.

Se da un lato J-Ax e Fedez sarebbero pronti per un tour congiunto nei palazzetti da sold out continui, unendo vecchi cuori hip hop e nuove generazioni formate a colpi di talent show, dall’altro Marracash e Fabri Fibra hanno palesemente preso le distanze dalla scena (pubblicando i rispettivi Squallor e Status pochi mesi fa), ponendosi come unici depositari del vero rap nazionale. Per inciso, nessuno di questi quattro artisti era presente ieri sera.

All’Hip Hop TV B-Day Party 2015, altri MC hanno ugualmente cercato di differenziarsi da un ambiente che è oramai prossimo a essere inglobato nella musica leggera. Ed ecco che Emis Killa (che lo scorso anno fece tremare un Forum pieno il doppio con Maracanã) torna sui propri passi e si mangia il palco senza concedere nulla ai suoi pezzi più melodici, Ensi ruggisce Stratocaster scandendo «Sul palco più selvaggi delle rockstar» e Mondo Marcio si lancia senza base per dimostrare cosa voglia dire avere un solido background dietro alle spalle. Jake La Furia e Gué Pequeno chiudono la serata quando mezzanotte è già superata da un pezzo, ma i vincitori hanno già riscosso i premi in precedenza: Salmo ha dimostrato ancora una volta che al suo livello in Italia attualmente non c’è nessuno, Madman ha sconvolto chi non lo aveva mai visto su uno stage e Nitro si è confermato un degno discepolo del già citato capo della Machete Crew.

Nota a parte per Tinie Tempah. L’ospite internazionale è riuscito in dodici minuti a spiegare cosa voglia dire fondere hip hop, r’n’b, dance ed elettronica in modo efficace e creare hit mainstream mostruose come Written In The Stars e Not Letting Go. Benché il pubblico non lo conoscesse quasi per niente, il ventiseienne di Londra ha tenuto il palco in un modo tale da coinvolgere anche chi era mezzo addormentato sugli spalti. Ed è stato anche questo uno dei problemi della kermesse di ieri sera. Il ritmo e il coinvolgimento di un pubblico apparso quasi svogliato, e in certi frangenti totalmente disinteressato a ciò che stava accadendo sul palco, tranne quando sullo stage si sono presentati i pesi massimi.

Il momento di transizione e di cambiamento che sta vivendo il rap italiano è stato ancora più evidente al Forum. Una temporanea diminuzione dell’interesse delle masse può fare soltanto bene a una scena che, tuttora, possiede ancora un sottobosco underground di qualità e in continuo fermento. Dopo un paio d’anni vissuti al massimo, stanno per rimanere solo i migliori. E questo non è affatto un male.

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