I Cani in concerto a Milano, musica per ventenni

I Cani recensione concerto Milano 12 dicembre 2013

Fa tappa a Milano il tour de I Cani, che tornano sulle scene dopo la pubblicazione del secondo album Glamour. La nostra recensione del concerto. (Foto di Roberto Panucci)

Magazzini Generali, Milano, 12 dicembre 2013. I Cani sono un fenomeno musicale che non si può ignorare. Venuto alla ribalta (dicono online, ma in realtà la stampa di settore ha iniziato ad occuparsene praticamente da subito) prima ancora di pubblicare il primo disco, il progetto ha raccolto intorno a se un ampio pubblico e una quantità di aspre critiche. Sicuramente, molta curiosità. Merito di alcune strategie vincenti, come la scelta iniziale di non mostrare il volto (qui l’intervista), ma soprattutto dei testi di Niccolò Contessa, che meglio di chiunque altro riescono a raccontare in maniera diretta, onesta, senza fronzoli, ma soprattutto attuale, la generazione degli under 20.

Sono proprio quelle generazioni che riempiono le prime file dei Magazzini Generali, pieni fino a scoppiare, che saltano compatte non appena parte il giro di synth di Hipsteria, e che cantano a squarciagola «anche se non fosse amore non per questo è da buttare» (I pariolini di diciott’anni) o «l’unica vera nostalgia che ho» (Corso Trieste, perché evidentemente la nostalgia non ha età). Merito forse di un linguaggio che parla direttamente “a loro”, e non “di loro”, popolato di «reginette di Tumblr» e denso di citazionismo. Perché il gioco di riferimenti è continuo, non solo nei titoli e nei testi della canzoni (Storia di un impiegato cita De André nel titolo e i Diaframma nel testo, «parte dei soldi li ho spesi in assoluta allegria») ma anche nei visual (quello di Post Punk richiama i Joy Division) e nelle intenzioni (guarda le foto del concerto di Roma).

Bisogna prendere atto della partecipazione massiccia di under 20, quando sembrava che per loro ci fosse solo hip hop ed elettronica. E invece quello che fanno I Cani sul palco è synth punk senza chitarre, con batteria tirata e tastiere in primissimo piano, che sfociano spesso nel noise. I quattro componenti suonano al meglio quando si lasciano andare alla furia di Post punk e FBYC (Sfortuna) nel momento più intenso dello show, con Contessa contorto sulla tastiera o che trasforma la sua voce in un urlo stridulo. O che addirittura si lascia andare allo stage diving durante il bis, mentre in Lexotan ci racconta come non avrà bisogno «delle copertine, delle feste a inviti, nè di Rolling Stone e nè di Vice» e non avrà paura se non sarà «bravo come Thurston Moore».

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