Body Count a Trezzo: per pochi e orgogliosamente non per tutti

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di Jacopo Casati
Foto di Mathias Marchioni

Live Club, Trezzo sull’Adda (Milano), 8 giugno 2015. Non di soli sold out vive il music biz. Non di soli palazzetti stracolmi e location esageratamente affollate si cibano musicisti e pubblico. La magia che talvolta la colonna sonora delle nostre vite è ancora in grado di regalarci è spesso imprevedibile e totalmente sorprendente. In una serata nella quale un violento temporale si scatena su Milano e dintorni, i Body Count guidati dal leggendario Ice muthafuckin’ T tornano in Lombardia per una data da headliner.

Nel 1993 i BC suonarono allo storico Rolling Stone di Milano. Non finì benissimo, ma erano altri anni, c’era un altro pubblico e soprattutto il crossover e l’hardcore erano generi che stavano crescendo esponenzialmente e raggiungendo un’audience sempre più generalista. Le cento presenze registrate questa sera al Live Club testimoniano sia che quel periodo fu un’eccezione sia che certe sonorità di nicchia non moriranno mai. Da un flop colossale si passa a un evento unico e intimo, qualcosa che rimarrà nella memoria collettiva di band e fan stessi. Lo dichiara subito senza tanti giri di parole anche Ice-T stesso, dispensando sorrisi (!!) e apprezzamenti per una platea in grado di cantare, saltare, pogare e sbattersi come ai bei tempi.

Si parte con l’inno Body Count’s In The House, con un riff che ha fatto epoca e che apriva il primo vero disco rap metal di ogni tempo (album omonimo uscito nel 1992, dal quale verranno estratti ben sette pezzi). Da lì in poi non ci si ferma praticamente più, per 70 tiratissimi minuti durante i quali l’abilissimo chitarrista Ernie C mostra ai presenti le sua capacità esecutive alla sei corde. Tra un riff e un assolo, il musicista trova anche il tempo di mandare bacini alla propria famiglia seduta vicino alla compagna del leader Coco Austin. Già, il leader. Un toro di 57 anni che non solo ha dato i natali negli anni ottanta al gangsta-rap, ma che si è reinventato produttore e attore (ve lo ricordate in Law & Order?) affermandosi come uno degli esponenti maggiormente rispettati della scena hip hop statunitense.

Ice-T emana tuttora carisma anche quando rimane immobile, si diverte a prendersi sul serio e a mantenere l’atteggiamento spaccone che ne ha determinato il successo nel corso della lunga carriera. Grida e si sbatte talmente tanto che arriva praticamente senza voce ai bis, dopo aver dato tutto sull’imperdibile Disorder, pezzo registrato nel 1992 insieme agli Slayer. Non possono mancare all’appello le controverse Copkiller, Born Dead e Momma’s Gonna Die Tonight, manifesti del pensiero del rapper su argomenti come forze dell’ordine, giustizia sociale e razzismo. A declamare i versi della sua violenta poesia lo aiuta addirittura il figlio, caricatissimo sul palco così come gli altri membri della band.

La proposta dei Body Count è oramai fuori dal tempo, destinata a piccoli club e a celebrazioni occasionali come quella avvenuta questa sera. Detto ciò, è davvero difficile trovare gruppi che, dopo molti anni di carriera, siano ancora in grado di esibirsi con questa carica e con questa convinzione davanti a un pubblico esiguo ma appassionato tanto quanto uno stadio intero. Ancora una volta, vince la passione. Vince la musica.

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