Irene Grandi ha trovato l’equilibrio tra le sue due anime

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Teatro Dal Verme, Milano, 25 maggio 2015. «Il teatro ti coinvolge, spesso ti travolge, sempre ti illude. Proprio come la vita che più credi di conoscere, più scopri la sua natura inconoscibile». Una dichiarazione d’intenti consegnata tra le mani, grazie a un opuscolo, a tutti coloro che hanno deciso di partecipare all’ultima data della tournée di Irene Grandi.

Il teatro è l’ambiente ideale per presentare dal vivo il suo nuovo disco e la nuova anima della cantautrice toscana. La Grandi che appare davanti agli spettatori è un’artista adulta, padrona del suo palco, sciolta e impeccabile nelle esecuzioni.  Immancabili sono gli applausi che scrosciano lungo le quasi due ore di concerto. Sono gli abbracci della sua gente, quella che l’ha vista crescere e mutare dal suo essere estremamente rock e ribelle alla Irene introspettiva che si è proposta all’ultimo festival di Sanremo.

Unica donna in mezzo a una band di sei uomini, la cantante è in splendida forma e completamente a suo agio quando calca il palco. I brani del nuovo repertorio si alternano a quelli sempreverdi del passato, In vacanza da una vita, Prima di partire per un lungo viaggio, La cometa di Halley, tutti riarrangiati per l’occasione. La “ragazza sempre” è come se fosse passata alla fase matura della sua ricerca musicale, continuando a sprigionare ancora l’entusiasmo degli esordi. Trovano spazio le sfumature  musicali acquisite nel corso della sua carriera, dal rock al jazz, dal pop alla musica leggera, in un continuo crescendo sino al brano che eseguì con il compianto Pino Daniele (Se mi vuoi) e Un vento senza nome, il pezzo portato a Sanremo. Al termine dell’esecuzione di quest’ultimo, il pubblico esplode in cinque minuti di applausi , e Irene interrompe il silenzio emozionata: «Questo applauso per me è un bentornato. Mi date coraggio e mi fate capire che sto procedendo nella giusta direzione».

Una pausa divide in due il live quando, calate per qualche secondo le luci sul palco e portata in scena una poltrona, arriva per l’interprete il momento di dar voce a Roba bella. In video, alle sue spalle, vengono proiettate istantanee degli anni italiani che furono, quelli della tradizione e della semplicità. Ai bianchi e neri delle foto sullo sfondo, si contrappongono la performance musicale dei Patis (aka Saverio e Marco Lanza) e la voce graffiante della Grandi. Un momento intenso che porta alla memoria gli echi del teatro avanguardista.

Alle porte del sogno dà vita all’ anima d’origine della cantante toscana, il rock. La tua ragazza sempre, Bum Bum, Bruci la città vengono cantate da tutti, tanto da far dimenticare di essere all’interno di un teatro. È in questo istante che risulta evidente che le due essenze della cantautrice coesistono in un perfetto equilibrio. L’Irene ribelle degli esordi e la Grandi intimista ed elegante sono entrambe lì, a portata di mano. Irene Grandi è cresciuta e sfrutta a pieno la sua nuova potenza espressiva, quella di una voce interiore che si è formata in questi anni di percorso musicale.

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