Gli Iron Maiden e Maiden England a Milano, 25 anni dopo

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Gli Iron Maiden hanno chiuso l’edizione 2013 del Sonisphere italiano: data unica nel nostro paese per la riedizione del Maiden England Tour degli anni ottanta, oltre trentacinquemila anime in delirio per l’heavy metal band che in due ore di set ripercorre i capitoli di una storia oramai leggendaria. Ecco la recensione dello show.

recensione concerto iron maiden milano 8 giugno 2013

Arena Fiera Milano Live, Rho, 8 giugno 2013. Hanno oramai la loro età gli Iron Maiden. Tutti i membri sono in zona (o oltre) 55 anni, Nicko McBrain batterista è a quota 61. E sul palco iniziano a sentirsi. Mettete giù i fucili: danno come sempre l’anima e saltano da una parte all’altra per tutte le due ore di set. Ma ora i ritmi sono inevitabilmente calati. Intendiamoci, parliamo di una band che l’heavy metal lo ha forgiato a propria immagine e somiglianza sin dai primi anni Ottanta e che ha scritto almeno cinque capolavori assoluti che stazionano di diritto nella storia del Rock.

Se nei tour celebrativi precedenti (Eddie Rips Up The World Tour per The Early Days, 2005, Somewhere Back In Time World Tour per Live After Death, 2008) l’energia e l’intensità dei set era stata clamorosamente elevata e senza cedimenti, questa sera c’è stata qualche pausa di troppo. Benissimo Moonchild, The Prisoner e Seventh Son Of A Seventh Son, i capisaldi sostanzialmente dell’evento oltre ad Aces High e all’imprevista, ma graditissima, Afraid To Shoot Strangers datata 1992. Wasted Years e la stupenda Phantom Of The Opera hanno invece denotato qualche imprecisione, un rallentamento evidente nelle versioni proposte rispetto a quelle presenti sui dischi originali. Idem dicasi per Fear Of The Dark e la cavalcata storica Run To The Hills. Probabilmente (saggiamente, se fosse così) i Nostri hanno consapevolmente scelto di concentrate le forze nei pezzi fondamentali della tournèe e per il finale, che vedeva appunto Iron Maiden, Aces High, The Evil That Men Do e Running Free in successione.

Il pubblico (numerosissimo, si parla di trentacinquemila presenze) ha supportato la band specialmente sui brani più famosi, mentre è rimasto fedelmente in ascolto su quelli meno conosciuti dalle grandi masse, cosa che potrebbe anche aver indispettito il frontman Bruce Dickinson, risultato meno attivo del solito nella presentazione delle canzoni, nel comunicare con i convenuti e nello sparare le note alte presenti in molte canzoni. Un concerto nostalgico per nostalgici, che ha messo in mostra il grande cuore che gli Inglesi hanno da sempre donato ai propri fan e che ha costretto chi ha seguito il gruppo per anni (il sottoscritto timbrava il tagliando numero 16 questa sera, ndr), a fare i conti col tempo che inevitabilmente passa anche per le leggende dell’heavy metal.

Prima di loro, la folla del Sonisphere ha apprezzato il pur breve set dei Megadeth, altro leggendario act guidato dall’inossidabile Dave Mustaine. Una setlist risicata e con poche hit storiche, fatta eccezione per le immancabili Hangar 18, Symphony Of Destruction, A Tout Le Monde (cantata oggi insieme a Cristina Scabbia dei Lacuna CoilPeace Sells e la conclusiva Holy Wars…The Punishment Due. Il supporto per il quartetto è stato ampio e costante, nonostante lo show sia stato gradevole ma non certo indimenticabile. Più recenti le proposte dei Mastodon e dei curiosi, incappucciati e teatrali Ghost B.C. Una giornata complessivamente ad alto volume, conclusasi nel segno delle vecchie glorie di un genere durissimo a morire a dispetto dell’età oramai avanzata dei propri portabandiera principali.

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