Jake Bugg a Milano, talento e fanatismo del pubblico per una volta vanno a braccetto

recensione concerto Jake Bugg Milano 4 dicembre 2013

Il concerto a Milano di Jake Bugg ha dimostrato come il talento possa andare a braccetto con un po’ di fanatismo del pubblico. La nostra recensione. (Foto di Francesco Prandoni)

Alcatraz, Milano, 4 dicembre 2013. La prima sorpresa al concerto di Jake Bugg è quella di vedere un Alcatraz esaurito (ok, nella sua versione ridotta, ma è pur sempre un bel colpo d’occhio), pieno zeppo di ragazzine urlanti ma anche di molti fan o curiosi decisamente più avanti con l’età, segno che la curiosità per il nuovo talentino britannico era davvero molta. Sicuramente un album come Shangri-La avrà aiutato il giovane Bugg, che compare sul palco accompagnato solo da basso e batteria, e dà inizio a un live set tutto incentrato su di lui e sulle sue canzoni.

Poche parole – più per timidezza che per altro – e si parte con Beast e Trouble Town, che provocano i primi cori da stadio e scatenano grande entusiasmo con la loro miscela di country e rock’n’roll. Moltissimi, in platea, cantano le canzoni a memoria e questo la dice lunga sul successo che i suoi dischi stanno ottenendo anche qui in Italia. E se certi momenti di delirio ormonale ricordano più un concerto di una boy band che quella di un cantautore innamorato di Johnny Cash e Neil Young, è interessante notare come, una volta tanto, un leggero isterismo collettivo e il reale talento vadano a braccetto. Insomma, dopo tanti fenomeni di plastica, è bello che un Jake Bugg riscuota tanto calore anche da un pubblico giovane. E allora sotto con Messed Up Kids, Simple As This e Storm Passes Away, (qui la scaletta) prima che un intermezzo solo acustico e solista smorzi un po’ l’atmosfera, mostrando come, forse, manchi ancora un po’ di esperienza e cattiveria per affermarsi completamente.

Eppure quella sua voce particolare, che, a volte, ricorda in maniera impressionante quella del mai dimenticato Lee Mavers dei La’s, regala brividi e ottime vibrazioni, soprattutto nel finale elettrico di Kingpin, Slumville Sunrise e What Doesn’t Kill You. C’è solo il tempo di un breve bis, con Broken cantata in coro da tutti, una cover di My My Hey Hey di Neil Young e l’immancabile Lightning Bolt posta in chiusura.

Commenti

Commenti

Condivisioni