James Bay è destinato a fare grandi cose

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di Redazione
Foto di Elena Di Vincenzo

Alcatraz, Milano, 14 marzo 2016. James Bay, ad un anno dall’uscita del suo fortunatissimo esordio Chaos And The Calm, è ormai a tutti gli effetti una celebrità. Non solo in Italia, ovviamente, ma il nostro Paese è uno di quelli in cui il singolone giusto al momento giusto spiana la strada. E Hold Back The River nel tempo ha spinto, eccome se ha spinto. C’è stato un trimestre abbondante durante il quale il monopolio radiofonico è stato in mano al buon James, l’unico in grado di contrastare Hozier e la sua egemonica Take Me To Church.

Dunque ad un anno dal tutto esaurito del Biko, il modesto circolo meneghino che ha ospitato il cantautore britannico addirittura prima che ci fosse un suo disco in circolazione, ci ritroviamo di fronte ad uno di quegli show irrinunciabili, uno di quei sold out in cui probabilmente anche gli addetti al merch hanno dovuto pagare l’ingresso.
James sul palco sa starci più che bene, ha stile da vendere e le sue doti da performer appaiono cristalline sin dai primi accordi. A stupire, però, è la sua freschezza e la sua spontaneità: nonostante l’atteggiamento da rockstar, sotto sotto, James continua a sembrare uno di noi, ancora incredulo di essere finito su un palco in territorio straniero a esibirsi davanti ad un pubblico così nutrito. Come se non avesse aperto i Rolling Stones ad Hyde Park due anni fa, come se non avesse vinto un BRIT Award lo scorso anno, come se il suo nome non fosse sulla bocca di mezzo mondo musicale. Come ogni interprete blues-folk-soul che si rispetti anche lui ha dalla sua un notevole arsenale di smorfie, ma non di quelle fastidiose (alla John Mayer per intenderci), bensì di quelle che trasmettono passione e amore per il proprio mestiere.

Lui se ne sta lì, col suo immancabile cappello, a suonare pezzo dopo pezzo quella che, pur attingendo da un repertorio ancora modesto, è una scaletta già perfetta. Da Collide, brano da manuale per cominciare, con quell’alt-rock molto catchy che se in futuro riempisse un suo disco intero nessuno si lamenterebbe, si passa subito a Craving e il suo gran tiro.
I toni si ammorbidiscono un po’ e si arriva a When We Were On Fire, già contenuta nelll’EP The Dark Of The Morning del 2013, e la bellissima If You Ever Want to Be in Love. Finché arriva la ballata da classifica Let It Go, ottima per raggiungere il tempo di cottura ideale della platea. A riempire arrivano gli altri capitoli del disco, fino a chiudere l’encore con la dolcissima Incomplete e l’immancabile Hold Back The River che stranamente ancora una volta non suona come un dovere, ma piuttosto come il dulcis in fundo di chi è consapevole di aver scritto una canzone trainante, buona per ogni palato.

La voce del venticinquenne di Hitchin è eccezionale, così come promesso da quel gran disco che è Chaos And The Calm. Solo che la prova in studio, nata presso i Blackbird Studios di Nashville, ha visto in cabina di regia il produttore Jaquire King, uno che ha messo in saccoccia tre Grammy a fronte di ben trenta nomination. Avete presente Only By The Night dei Kings Of Leon? Avete presente i suo singoli rampicanti Sex On Fire e Use Somebody? Ecco, li ha prodotti lui. E negli ultimi anni ha curato anche lavori come The Weight Of Your Love degli Editors e If I Should Go Before You dei City And Colour, quindi che il disco di James Bay avrebbe suonato da dio si sapeva da tempo, senza dubbio. Ma dalle stalle alle stelle James ci è arrivato attraverso le sue apprezzatissime esibizioni live in club capienti come i bagni dell’Alcatraz, ed è ancora davanti al pubblico, in carne ed ossa, che la prova del nove garantisce che il risultato del calcolo è corretto: il ragazzo è destinato a grandi cose.

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