James Blunt a Milano, una popstar atipica è atterrata tra di noi

James Blunt Milano 18 marzo 2014 recensione

James Blunt è letteralmente atterrato sul palco del Mediolanum Forum di Milano, emozionando e sorprendendo grazie alla sua atipicità. Leggi la recensione del concerto. (Foto di Francesco Prandoni)

Mediolanum Forum, Milano, 18 marzo 2014. I fan italiani gli mancavano, l’aveva detto James Blunt durante l’intervista in previsione del concerto. È stato definito una popstar atipica e, ieri sera, ha dimostrato quanto questo assunto fosse concreto. Nell’epoca dei live – soprattutto nazionali – dal sapore griffato, Blunt pone l’accento sulla qualità della musica proposta, più che sul vestito. Calca le scene indossando una tuta dell’areonautica, primo segnale visivo della connessione con il suo ultimo album Moon Landing, che gli ha fatto ritrovare una certa passione per la scrittura.

Un Forum seduto su poltroncine allineate, quasi si fosse all’interno di uno space shuttle. Una moltitudine di occhi accorsi da tutta Italia, quasi si assistesse davvero al primo allunaggio di quell’epoca ormai lontana. Le luci si abbassano e sugli schermi vengono proiettate le immagini relative al countdown, il vapore che aumenta, lo shuttle che prende vita e la terra vista dall’oblò ricreato sul palco. Nell’epoca del digitale, il forum è illuminato dai telefonini che fungono da contorno stellare quando sul palco atterra lui, James Blunt. Un palco che per l’occasione è diventato una piccola luna accessibile a tutti. In Face the Sun, le protagoniste sono subito la voce e le mani sul piano, rivelando non solo un grande cantante, ma anche un abile musicista. Arrivano I’ll Take Everything, Blue on Blue e Billy senza sosta, una dietro l’altra, quasi che Blunt volesse lasciare – e lasciarsi – senza fiato per gli oltre nove minuti iniziali.

«Ciao Milano, come stai?», Il Forum esplode in un’ovazione con mani che applaudono senza sosta e voci che contornano. Ci sono concerti a cui puoi andare anche da sola, ma quello di Blunt è un live da vedere con qualcuno: amiche con cui intonare Postcard e fare smorfie mentre si viene riprese, o con il compagno o la compagna di una vita a cui dedicare You’re Beautiful. Lo spettacolo inscenato da Blunt riflette la sua voce e la sua musica, intimista ed emozionale. «Suono e canto canzoni deprimenti ma il sorriso ricopre il vostro volto, sono confuso». La sua frase, ironica, è subito tangibile su Goodbye My Lover. Sebbene gli occhi si inumidiscano, tra le note del piano e la voce delicatamente armonizzata, si vedono ampie mezze lune sorridenti attraversare i volti da uno zigomo all’altro. Oppure è tangibile su I Really Want You dove il Forum per tre minuti si ammutolisce attento a cogliere i dettagli di un’interpretazione particolarmente sentita.

Un concerto che ai momenti delicati intervalla picchi adrenalinici. Su So Far Gone il parterre esplode, mentre il palazzetto implode in un calore che avvolge tutti. James Blunt è una popstar atipica, una di quelle che non ci sta a stare sopra un piedistallo, una di quelle che scende e corre tra i presenti facendo il giro del Forum, quasi a voler ringraziare personalmente, con una stretta di mano o un lungo abbraccio, tutti i presenti. L’allunaggio di Blunt ha stupito e ha emozionato, quasi fosse davvero la prima volta che un artista – o un eroe, per alcuni fan di vecchia data – mettesse piede su questa Luna chiamata Italia.

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