Il ritorno di James Morrison a Milano, il live report della serata

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di Redazione
Foto di Elena Di Vincenzo

Alcatraz, Milano, 26 aprile 2016. Quello di James Morrison è stato un percorso leggermente atipico. Catapultato in un amen ai vertici del pop, ha scelto di venir giù dalla montagna come un surfer professionista e scendere a valle, nei territori soul decisamente più congeniali alla sua calda e ruvida voce.

Nel contempo, la sua fulminea ascesa trainata da una manciata di singoloni – You Give Me Something, I Won’t Let You Go e Broken Strings su tutti -, ha spianato la strada a molti cantautori britannici. Tutti i vari James Bay e George Ezra di oggi bene o male hanno arricchito un antico discorso che Morrison ha reso contemporaneo circa 10 anni fa.
Dal vivo la dimensione del talentuoso James è però totalmente diversa da quella dei suoi colleghi. A partire dall’età media, decisamente più alta. Non c’è nessuna orda di ragazzine urlanti e febbricitanti, come quella vista invece per Mr. Bay sempre all’Alcatraz il mese scorso. Il pubblico del 26 aprile è molto più pacato e maturo, ma non per questo meno caloroso. Ad onor del vero è anche decisamente meno numeroso: nonostante sia stato mantenuto lo Stage A, il locale è pieno solo a metà e viene calato un sipario a metà parterre per dare l’idea di un locale sold out.

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Il concerto comincia con il botto con Under The Influence, dall’album d’esordio Undiscovered che compie ben 10 anni. La voce di Morrison è un diesel e per i primi pezzi emerge a fatica, complici dei suoni calibrati in itinere. Ma dopo una Nothing Ever Hurt Like You a tratti difficoltosa, tutti i pezzi del puzzle sembrano andare al proprio posto: le corde vocali si scaldano a dovere e regalano il meglio di quell’inconfondibile timbro graffiato tanto caro ai fan, mentre i tecnici del suono riescono a metterlo in risalto. Tutto perfetto per il primo evergreen della serata: I Won’t Let You Go, cantata a squarciagola. James è un vero showman e non manca mai di arricchire lo show con qualche aneddoto della propria vita, qualche battuta o anche solo qualche classica parola di apprezzamento verso il proprio pubblico.

Corre da una parta all’altra, il buon James; si diverte a stuzzicare il pubblico femminile, anche con movimenti pelvici forse un po’ troppo accentuati e a tratti caricaturali. Pezzi come Worderful World e Slave To The Music travolgono la platea, merito anche dell’ottima band che il cantautore britannico si porta dietro, ma è su Broken Strings – pezzo che ha spedito Morrison in orbita, grazie anche al perfetto featuring con Nelly Furtado – che si giunge a destinazione. Nonostante la breve durata del set potrebbe essere il pezzo conclusivo, invece c’è ancora tempo per la bellissima I Need You Tonight, tratta dall’ultimo disco Higher Than Here, e per Call The Police, sempre dall’album d’esordio.
La solita finta uscita di scena e si riparte con l’encore composto da Undercover, You Give Me Something e la title-track dell’ultima fatica discografica, che congeda un Alcatraz di Milano in completa adorazione, come se il dettaglio anagrafico a cui si accennava prima non fosse più rilevante. Nonostante l’affluenza è difficile pensare che James non veda già l’ora di tornare da queste parti.

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