Salto indietro nel tempo con i Jane’s Addiction a Milano

Jane's Addiction milano 15 giugno 2016 recensione
di Redazione
Foto di Elena Di Vincenzo - testo di Gaetano Petronio

Fabrique, Milano, 15 giugno 2016. Un concerto come quello di ieri dei Jane’s Addiction è quelli che ti fanno respirare atmosfere che non si vedono da tempo. Maglie colorate, camicie di flanella, pantaloni larghi, capellini con la visiera e i look più bizzarri caratteristici di quel periodo hanno popolato la sala del locale e spostato indietro nel tempo la lancetta dell’orologio, portandole a quando sperimentare non era un lusso ma un motivo di orgoglio e la musica aveva molta più autonomia rispetto alle logiche dello show business. I Jane’s Addiction erano tra gli alfieri di tutto questo e la loro musica era un patchwork che metteva insieme più generi: il funk, il glam e l’hard rock – ben rappresentato dalla chitarra di Dave Navarro.

Ed è proprio dalle note di Navarro che il concerto ha preso il via con Stop!: in pochi secondi, la magia si è compiuta e gli anni ’90 si sono impadroniti completamente del Fabrique – il palco colorato, il suono dei Jane’s, lo spettacolo di tre splendide ragazze che si muovevano sinuose seguendo la ritmica funk. Sex, Drugs & Rock’n’Roll diceva qualcuno.

Perry Farrel è entrato in scena con gilet e cappello eleganti, come nei film dei gangster. È partita No One’s Living e il pubblico ha subito risposto intonando i cori. Le ragazze hanno fatto un passo indietro e la musica ha cominciato a prendere il sopravvento: Ain’t No Right, Obvious, Been Caught Stealing, Three Days e lo spettacolo è tornato ad avvalersi delle suddette ragazze, che sono diventate cinque, una più bella dell’altra. Su Then She Did… si sono fatte sempre più provocanti e sono arrivate a stuzzicare il pubblico con un effetto vedo/non vedo.

A riportare i fan alla realtà ci ha pensato Dave Navarro che ha preso in mano la situazione ricordando a tutti come non abbia nulla da invidiare a chitarristi come Slash, Kirk Hammett o Jack Frusciante (a quest’ultimo, tra l’altro, è subentrato in passato nelle file dei Red Hot per scrivere una delle più belle pagine di quegli anni, One Hot Minute). Of Course e Classic Girl sono passate via veloci, poi Perry Farrel ci ha stupito interpretando divinamente la cover di David Bowie Rebel Rebel. I riff di Mountain Song, Just Because e Ted sono scivolati sulla batteria perfetta di Stephen Perkins e sul basso di Chris Chaney.

Su Just Admit It… lo show si è fatto inquietante e ha raggiunto l’apice della spettacolarità, sempre per merito delle intrapredenti ballerine: due di loro si sono esibite con una performance di body suspension: sono state issate fino all’altezza delle luci grazie a dei ganci applicati direttamente sulla pelle e, sospese, hanno cominciate a volteggiare muovendosi a tempo. La sensazione ricreata è la stessa dei vecchi film hard Anni ’70: un misto di dolore (per la performance) e attrazione (per la bellezza indiscussa delle performer). È poi arrivato il momento di salutare il pubblico con il classico Jane’s Says: le luci si sono spente e gli anni ’90 se ne sono tornati a casa.

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