Joan As Police Woman a Milano, l’eleganza al potere (nonostante il Fuorisalone)

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Milano ha ospitato Joan As Police Woman, bravissima cantautrice americana, che ha mostrato tutto il suo talento nonostante un contesto poco adatto. Ecco la recensione del concerto.

Joan as Police Woman

Milano, 10 aprile 2014, Teatro Franco Parenti. È iniziato il Salone del Mobile. Anzi è iniziato il Fuorisalone, che da anni ormai è diventato più importante del salone stesso, e che racchiude eventi di ogni tipo, raduna persone di ogni tipo, in contesti prettamente notturni e mondani, in classico stile milanese, spesso con poca sostanza e molta, moltissima forma. Al Franco Parenti va in scena uno di questi eventi super sponsorizzati ed altamente contemporanei (!!), che ospita tra mille iniziative, il concerto di una delle artiste più sensibili, innovative e carismatiche degli ultimi anni. Purtroppo per dare spazio ad un paio di band di supporto lo show inizia alle 23.45, che forse non è troppo tardi persino per gli instancabili protagonisti della notte meneghina, ma di sicuro lo è per chi è interessato alla musica della cantautrice americana.

Da vera professionista Joan sale sul palco con una grande energia: corpetto color oro, pinocchietti aderenti neri, stivali blu, iniziando dietro le sue amate tastiere. La scaletta attinge prettamente dall’ultimo The Classic e nonostante un suono un po’ troppo compresso, lo show prende corpo canzone dopo canzone.  La musica di Joan è pop, malinconicamente alternativa, solare, suadente. La band l’accompagna si avvolge alla voce della musicista statunitense, ma c’è un gran lavoro di cori e suoni, in particolare della tastiera Moog, che sostituisce con efficacia la mancanza del basso. Bellissima, fra le altre, una versione commovente di The Ride e il loop accattivante di The Magic, uno dei grandi successi di The Deep Field, splendido album di qualche anno fa.

Joan spazia con abilità fra chitarra e violino, interagendo con il pubblico e ringraziando più volte. Arriva il momento di The Classic, il singolo che dà il titolo al nuovo lavoro: il gruppo lascia gli strumenti ed affianca la protagonista al centro del palco, cantando acapella il divertente motivetto, fra timidi sorrisi e balletti anni 50. Dopo poco più di un’ora di concerto, Joan concede purtroppo un solo bis, visto l’incombere della notte: un’emozionante interpretazione di Your Song eseguita da sola al piano che sovrasta il vociferare chiassoso delle ultime file. Un veloce ma intenso respiro di vera musica, e vera arte quindi, che speriamo di rivedere presto in contesti più rispettosi ed in orari consoni. Se nei prossimi giorni siete nei pressi di Ravenna e Firenze, vi consiglio di correre ad ascoltarla.

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