John Fogerty come Springsteen, strepitoso concerto sotto la pioggia di Milano

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John Fogerty torna a Milano dopo sei anni e esalta il pubblico con un concerto memorabile. Ecco la recensione della serata del 7 luglio 2014. Foto di Francesco Prandoni

Ippodromo Alfa Romeo City Sound, Milano, 7 Luglio 2014. Per raccontare uno dei concerti più coinvolgenti  ed emozionanti di questa piovosa estate, vorrei ricordare ai più disattenti di chi stiamo parlando: John Fogerty è un’ icona della musica rock a stelle e strisce, con circa un centinaio di milioni di dischi venduti, con tanto di collezione di dischi d’oro e di platino, ammesso di diritto alla prestigiosa Rock & Roll Of Fame e fondatore di uno dei gruppi più influenti della musica americana, i Creedence Clearwater Revival, ancora oggi  uno dei riferimenti incontrastati per molti artisti contemporanei in attività. Con questo nobile curriculum, il chitarrista  californiano riporta in Italia le sue sempreverdi canzoni, fresco di un lavoro di contaminazione e collaborazione con alcuni prestigiosi artisti, che hanno rieditato con lui alcuni dei suoi più grandi successi.

Alla soglia dei settant’anni John è una miscela esplosiva di carica, carisma e tecnica che contagia da subito l’affollato parterre. Camicia a scacchi, jeans, stivali e Gibson a tracolla, Fogerty attacca con Hey Tonight, mostrando esplicitamente gli intenti spensierati della serata. Lo show è improntato ovviamente sulla sua lunga e pluridecorata carriera, dove il profumo di amarcord e l’ispirazione ancora intatta si rincorrono, senza cadere in superficiale retorica. John invita a fare un passo indietro nel tempo e a chiudere gli occhi tornando ai tempi di Woodstock con Who’ll Stop The Rain: sui megaschermi scorrono festanti le immagini di quell’ineguagliabile festival, mentre il songwriter accompagna il pubblico su  strofa e ritornello.

Guarda le foto del concerto di John Fogerty a Milano.

Scorrono fra le altre Born On The Bayou e Lodi : il suono è praticamente perfetto e la band, trainata da una ritmica potente, non cede un colpo. Alla fine di Midnight Special, una delle tante cover reinterpretate dai Creedence, il pubblico continua a cantare nonostante il pezzo sia finito: John se ne accorge e riprende insieme alle prime file la melodia, accompagnando sorridente il cantato dei fan. L’omaggio alla Motown è delizioso nella maestosa riedizione di I Heard It To The Grapevine, una lunga versione con tanto di assoli di basso e tastiere, che si intrecciano splendidamente al suono della chitarra di Fogerty, in assoluto stato di grazia anche nella versione axeman.

I soventi cambi di chitarra e di atmosfera, rendono corposi ed attuali tutti i pezzi, contribuendo fortemente alla personale riuscita di tutto lo spettacolo. Una solare fisarmonica introduce Lookin’ Out My Back Door, trainata da video bucolici della campagna californiana, mentre una scintillante Fender rossa detta il ritmo incalzante di Hot Road Heart, uno dei pezzi più convincenti della carriera solista . L’artista di Berkeley potrebbe suonare per ore, visto il gigantesco repertorio e la sua voglia matta di stare sul palco: nelle prime file compaiono addirittura dei vinili dell’epoca con tanto di autografo originale, in tributo a sua maestà John. Dopo una toccante Cotton Fields, cantata quasi interamente dal pubblico, la temuta pioggia (un vero acquazzone) comincia a cadere proprio dopo Have You Ever Seen The Rain? Potere del Rock & Roll. Il fuoriclasse statunitense non si scalfisce, né tanto meno il pubblico, appositamente attrezzato viste le previsioni incerte della vigilia, che continua a stare sotto il palco a cantare e inneggiare al proprio eroe. A più d’uno dei molti springsteeniani presenti nel pubblico sarà tornato in mente l’ormai mitico concerto di Bruce Springsteen a San Siro sotto l’acqua.

È tempo per il micidiale gran finale con una sequenza di hit da brividi:  Rockin’ All Over The World, Down On the Corner e Up Around The Bend, precedono il trittico conclusivo che tutti aspettano. Bad Moon Rising, una fulminante versione di Fortunate Son  e la tanto attesa Proud Mary. La pioggia sul finale concede un breve tregua, per consentire a tutti di posare gli scomodi ombrelli ed applaudire liberamente la band. Uno dei concerti migliori di quest’estate, una professionalità artistica di longevità infinita. Un autore di canzoni che molti giustamente considerano eterne. Grazie della lezione John!

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