Johnny Flynn, concerto emozionante a Milano per uno dei migliori cantautori britannici

johnny flynn milano 24 giugno 2014 recensione

Splendido concerto di Johnny Flynn and the Sussex Wit al Circolo Magnolia di Milano. Il giovane cantautore inglese ha emozionato i presenti con un’esibizione superlativa. Ecco la recensione della serata del 24 giugno 2014.

Circolo Magnolia, Segrate (Milano), 24 giugno 2014. Inutile girarci intorno: il folk rock è un genere che va parecchio di moda negli ultimi anni. Basti pensare al successo riscontrato da alcuni gruppi, sia nelle classifiche di vendita sia in premi importanti come i Grammy Awards. Questo fuori dall’Italia, perché nel nostro Paese a essere noti sono quasi solo i grandi nomi. Che non sempre però sono quanto di meglio ci sia in circolazione. È il caso di Johnny Flynn, giovane e talentuosissimo cantautore britannico, che ha iniziato il suo breve tour italiano al Circolo Magnolia di Milano, ringraziando più volte il pur poco pubblico per il caloroso supporto, dopo che già era passato in città nello scorso autunno con una splendida esibizione al Tunnel.

Il buon Johnny oltre a saper cantare molto bene è anche un polistrumentista (nella serata prenderà in mano chitarra elettrica e country, banjo, violino e tromba). Non bastasse, è uno che sa scrivere splendidi testi e accompagnarli con arrangiamenti curati e, soprattutto, mutevoli. Un po’ quello che manca a gruppi come Noah and the Whale o Mumford & Sons (bravi, per carità, ma la varietà non è la loro migliore qualità). Tra l’altro il gruppo inglese, vincitore del Grammy 2013 come miglior album per Babel, ha fatto aprire il suo ultimo tour negli Stati Uniti proprio al giovane connazionale, accompagnato come sempre dai fedeli e capaci Sussex Wit. Un rischio non da poco visto l’altissimo livello cantautorale proposto da Johnny.

Il concerto milanese ha mostrato la grande capacità dell’artista di tenere sempre alta l’attenzione del pubblico con la bellissima voce e la capacità interpretativa. La scaletta ha incluso le canzoni più note, come The Water, ipnotica ballata dove la voce femminile del duetto (nel disco appartenente alla bravissima Laura Marling) è stata eseguita dalla giovane sorella di Johnny, impegnata ad accompagnare il fratello anche con le note del suo flauto traverso. Ma il cantautore ha regalato al suo pubblico brani di tutto il repertorio, dal primo album A Larum all’osannato Been Listening al recente Country Mile, dichiarando anche il suo affetto per la città quando ha raccontato di aver composto uno dei brani cantati proprio a Milano.

Il concerto di Flynn potrebbe così essere stato uno di quelli per cui dire in futuro «Io c’ero». Se non fosse che si tratta della tipica frase detta da chi scopre i grandi solo dopo che già lo sono diventati. Cosa manca ancora al cantante? Solo una cosa. Una superhit in stile I will wait dei Mumford per farsi conoscere dal grande pubblico. È incredibile quanto sia labile il confine che separa chi arriva a un successo mondiale e chi invece non arriva a quel livello anche se lo meriterebbe. Sicuramente si potrebbero aprire discussioni sulle scelte di chi al pubblico dovrebbe far scoprire certa musica di qualità.

Anche perché le canzoni ci sono. Tante, e anche belle. E lo stesso si può dire per la capacità di reggere il palco, grazie alla voce versatile e all’abilità con gli strumenti. Been Listening, Howl, Lost and Found, Country Mile e la stessa The Water uniscono ritmo, armonie e testi. È stupefacente come, con soli tre album all’attivo, Flynn possa permettersi di imbastire un’ora e mezza di set senza un calo di tensione. Forse a Johnny servirebbe solo un produttore in grado di aiutarlo a esplodere. Per il resto a questo ragazzo non manca davvero nulla.

@AlviseLosi

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