Justin Timberlake a Londra, uno show che lo incorona nuovo re del pop

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Justin Timberlake torna a Londra per il 20/20 tour. Noi c’eravamo e vi raccontiamo com’è andata. Ecco la recensione del concerto del 10 giugno 2014.

Dico un’eresia. Non me ne voglia nessuno, ma il tanto atteso e confermato ritorno sulla scena musicale del 2013, non è stato David Bowie, ma Justin Timberlake. Dieci milioni di dischi venduti dovrebbero già essere una prova senza bisogno di ulteriori dimostrazioni. Ora il 20/20 tour – o meglio 30/20, considerando la mole di canzoni in scaletta – all’O2 Arena di Londra l’ha consacrato ai miei occhi con tanto di timbro postale. Trentatre anni e non sentirli: dalla permanente ai capelli dei tempi degli N-Sync sembrano passati lustri. Il biondino si è ravveduto e la sua incoronazione a re tra i performer sarebbe stata visibile nello show anche a chi tra occhiali e cataratte nella vita reale non mette a fuoco poi così bene.

Un palco con scale laterali e pannelli esagonali alle spalle. Parte il countdown, immagini di quelle emozioni che vedremo di lì a poco vengono lanciate in sequenza, l’occhio di bue mette a fuoco il fascio di luce: Pusher Love Girl. L’arena esplode, letteralmente parlando, tra urla di ragazze fino a quel momento composte e pacate e cartelli con le scritte più improbabili. La band sale da ascensori nascosti sotto al palco e Justin illuminato da un faro è magnetico. La ragazza in piena crisi isterica dietro di me, dopo avermi perforato un timpano, mi ha fatta desistere dalla malsana idea di salire sul palco rischiando di essere arrestata.

Un party da mastercard oro con qualsiasi benefit incluso è ciò a cui ho assistito ieri sera. Un concerto misurato proprio per il modus operandi dello show. Coreografie perfette al millimetro, che si trattasse del corpo di ballo o della band, i Tennessee Kids. Quindici elementi ad incoronare il re: JT. L’altro J, Justin Bieber, dovrebbe andare a scuola e dopo scuola (con ripetizioni serali incluse) per provare ad accedere al livello che il trentatreenne ha fissato ieri sera. Pusher Love Girl, Gimme What I Don’t Know (I Want), Rock Your Body, Future/Sex Love Sound, Like I Love You, My Love e TKO di fila senza sosta e senza sbavature, passando dal falsetto a uno stile R‘n’B al ballo. Non sto parlando di virtuosismi: basti pensare al primo vestito con il quale si presenta sul palco, in perfetto slick smoking e mocassini. Justin sembra il lovechild di Frank Sinatra in chiave 2.0.

L’ex ragazzo prodigio Disney è a suo agio e lo si vede da come scherza con il pubblico e con Simon, un ragazzino di dieci anni accorso per l’occasione dalla Georgia. Cry Me A River segna la fine del primo set, con tornado proiettati in 3D. Dieci minuti di pausa e parte il secondo set con Only When I Walk Away. Laser e luci segnano la direzione di questa parte di spettacolo. Uno show misurato al dettaglio, dicevo, con un pezzo di palco che si sopraeleva e passa sulla platea mentre Justin balla senza protezioni su una platea in delirio mistico. Justin è il Re e l’inconorazione con scettro e corona avviene quando riesce nell’intento di coreografare il pubblico: un flash mob di ventimila persone non l’avevo mai visto.

Justin è il Re del pop con un’anima rock quando, per esempio, sale sul palco con asciugamano al braccio – ma sempre coordinato con il vestiario. È  rock quando si beve un chupito ringraziando il pubblico. Quando scherza con i fan facendo selfie in diretta. O quando nella seconda parte del live si presenta in tuta e calzino nero – tutto fashion addicted per carità. È naturale anche quando chiede all’O2 di alzare due dita al cielo mentre esegue Human Nature di Michael Jackson dal quale, posso dire rischiando la scomunica, Justin ha davvero raccolto scettro, trono e corona.

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