Kasabian a Milano, show coinvolgente pieno di tributi all’Italia

recensione concerto kasabian milano 30 maggio 2013

Grande evento a Milano, che ha visto i Kasabian suonare gratis in piazza del duomo. Tra tributi all’Italia e citazioni dei Beatles, la nostra recensione del concerto.

Piazza del Duomo, Milano, 30 maggio 2013. Un’oretta prima del concerto in piazza c’era veramente poca gente. Succede, quando un evento è gratuito si tende a dargli meno importanza, anche se a suonare sono i Kasabian, tra i pochi a riuscire ad affiancare un ottimo riscontro di vendite ad un’attitudine 100% rock’n’roll. In più ci si sono messe le forti piogge del pomeriggio a dissuadere gli incerti, per cui di fronte alla Madonnina ci sono ancora poche persone, anche se in giro si vedono più ragazzi del solito. Mentre c’è ancora luce suonano gli italiani Garden Of Alibis ma, un po’ per il volume basso, un po’ perché è ancora presto, passano abbastanza inosservati. E poi l’attesa si prolunga. Il via vai di gente che continua ad affluire è costante e a questo punto la piazza è piena. Non aver pagato un biglietto paradossalmente rende il pubblico più esigente e meno disposto ad aspettare. Finalmente appare la grafica dell’ultimo disco Velociraptor del 2011, mentre dalle casse si propaga un tributo al Morricone di L’Estasi dell’Oro. La band parte con Days Are Forgotten, ma fa appena in tempo a scaldarsi che c’è un problema. Le transenne davanti sono cadute e la sicurezza è in seria difficoltà (del resto c’è veramente tanta gente e gli addetti alla sicurezza e al soccorso medico avranno il loro bel da fare per tutta la sera). Live sospeso e organizzatore sul palco che chiede a tutti di fare un passo indietro (il che suona un po’ ridicolo visto come siamo pressati). Quando torna su per la seconda volta gli toccano i fischi. Dopo una ventina di minuti abbondanti si ricomincia, questa volta con la tripletta Shoot The Runner, Velociraptor e Underdog, come si può vedere dalla scaletta del concerto.

Un live gratuito dei Kasabian in centro a Milano è un evento, e in questi casi il rischio è sempre che l’evento cannibalizzi il concerto. Effettivamente il pubblico sembra disattento, segue il concerto ma in maniera distratta, tra una chiacchera e l’altra. In questo senso sembra più un festival. Fortunatamente i Kasabian live sono una macchina da guerra. Serge Pizzorno, con fascia d’ordinanza intorno alla testa, e Tom Meighan, con un abbacinante giubbotto di lustrini che potete vedere dalle foto, scaldano il pubblico, lo coinvolgono e presto riescono a rompere il ghiaccio. Sullo schermo dietro di loro si alternano animazioni, ispirati ai videoclip o agli artwork dei cd, ma forse in questo caso trasmettere quello che succede sul palco avrebbe aiutato di più, data la vastità del pubblico presente. Quando Pizzorno rivendica le sue origini italiane e suonano l’Inno di Mameli con la tromba, il pubblico a malapena lo canticchia, dimostrandosi molto meno patriottico di quanto mi aspettassi.

Arrivano i pezzi più movimentati; Club Foot, Re-Wird, Empire e i fan veraci sotto palco si fanno sentire. Poi è il momento del singolone Goodbye Kiss, e tocca la punta massima di coinvolgimento della piazza. I Kasabian cercano costantemente di rivolgersi a tutti quanti, affidandogli ad esempio il coro del loro primo singolo LSF, che continua anche quando la band lascia il palco. Dura poco: sono subito di nuovo tutti su per il gran finale. Si termina con Fire e ancora una volta gli spettatori sono felici di fare i cori. Rimane solo Tom Meighan sul palco. Dopo tutti i tributi all’Italia del collega Pizzorno è il momento per lui di rivendicare le sue di origini, e intona a cappella She Loves You dei Beatles riuscendo finalmente a coinvolgere tutta la piazza nella maniera più spontanea possibile. Dichiara il suo amore per John, George, Ringo e Paul e abbandona anche lui il palco. La piazza inizia lentamente a decongestionarsi, lasciando agli operatori ecologici il compito di raccogliere vetri rotti e bicchieri abbandonati.

 

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