The Killers a Milano: fuochi d’artificio e coriandoli (ma Brandon Flowers non al top)

Recensione Killers Milano 12 giugno 2013

I Killers hanno suonato ieri a Milano, tra grandi hit, fuochi d’artificio e piogge di coriandoli, anche se il frontman Brandon Flowers è apparso un po’ fuori forma. Ecco la nostra recensione del concerto.

Ippodromo del galoppo, Milano, 12 giugno 2013. È certo un privilegio avere un gruppo spalla come gli Stereophonics. Quando la band gallese termina il suo concerto, con Maybe Tomorrow e Dakota, il pubblico è già caldo a dovere. Forse è per questo che i Killers possono permettessi di iniziare con Mr. Brightside, uno dei pezzi più amati dai fan, che molte altre band si sarebbero giocate per un encore coi fiocchi. Invece il palco si illumina a giorno per questo primo brano e anche se ancora non è calato completamente il buio fa un certo effetto. Dietro al palco un megaschermo trasmetterà animazioni di vario genere, come le immagini di nebulose stellari nel secondo brano Spaceman, mentre efficaci giochi di luce ci ricordano che la band viene proprio dalla città del neon Las Vegas e lì in quanto ad illuminazione ne sanno qualcosa. Lo ribadisce anche Brandon Flowers, in giubbotto-di-pelle-e-camicia-aperta che li presenta a Milano come «i ragazzi della città del peccato» detto così, in italiano.

Appena finito la saetta che troneggia davanti alle tastiere al centro del palco diventa rossa, come tutte le altre luci, per un altro brano dal primo album Hot Fuss, Smile Like You Mean It. A dir la verità Flowers non è certo un animale da palcoscenico e appare un po’ legato nei movimenti. Il frontman non sembra essere a suo agio sul palco, nonostante canti con impegno e passione come mostrano le espressioni sulla sua faccia da attore. Anche la voce non è al meglio, quel timbro energico che è uno delle caratteristiche del gruppo spesso rivela qualche incertezza e increspatura a racconta che il cantante non è al top della forma. Per sua fortuna a compensare ci sono gli ottimi brani che si susseguono in scaletta e che funzionano egregiamente da soli. La loro versione di Shadowplay (cover dei Joy Division che i Killers hanno rifatto secondo il proprio stile, con synth pulsanti e cori furbetti), Bling (Confession Of A King), il singolaccio Somebody Told Me (fatta emergere lentamente da un intro strumentale) e soprattutto la perfetta canzone pop del 2008 Human, fanno scatenare il pubblico. Quest’ultima viene cantata all’unisono anche quando Flowers ne riprende il ritornello («Are we human or are we dancer?») solo piano e voce qualche brano dopo. E come se non bastasse la band ci da dentro anche con gli effetti speciali, come i fuochi d’artificio che esplodono ai lati della batteria in Miss Atomic Bomb, e salvano un pezzo che altrimenti risulta piuttosto fiacco.

Quando il batterista Ronnie Vannucci Jr attacca con una scarna ritmica swingata il pubblico rimane sorpreso; si sente subito che non è farina del loro sacco. Tutto si chiarisce quando Brandon Flowers intona «volare oh oh / cantare oh oh oh oh» nella versione in inglese, con accento e strofa americane, nella versione resa famosa da Dean Martin. Il tributo a Modugno funziona e contribuisce a sciogliere il cantante che affronterà la restante parte del concerto un po’ più rilassato, come si nota subito quando parte il suono di tastiera impalpabile di Read My Mind. Altri effetti speciali per il finale, la scenografica gittata di coriandoli argentati sparata sul pubblico mentre canta il coro di All These Things That I’Ve Done («I got soul, but I’m not a soldier ») e la pioggia di scintille dietro la band per Jenny Was a Friend Of Mine, il brano più dichiaratamente post punk degli Assassini. Tra i due pezzi c’è stata la pausa, l’unica del concerto, piuttosto lunga prima che Vannucci decretasse l’inizio del bis suonando l’enorme gong posto dietro la batteria. Ed è lui il protagonista anche dell’ultimo brano, la riuscita When You Were Young, terminata con energici colpi di batteria ma, soprattutto, con imponenti fuochi d’artificio sparati in cielo a tempo con i battiti finali sui timpani, lasciando il pubblico a bocca aperta.

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