La celebrazione del metalcore è andata in scena ieri sera all’Alcatraz

killswitch-engage-milano-2016

Una buona parte del pubblico metal del futuro si trova all’Alcatraz mercoledì 15 giugno 2016. Il concerto dei Killswitch Engage è infatti l’occasione per incontrare ragazzi dai vent’anni in su che sono cresciuti musicalmente nella prima decade del nuovo millennio, periodo in cui il metalcore ha soppiantato il nu-metal e il crossover dalle orecchie degli ascoltatori più giovani.

Se l’annullamento del tour europeo degli Architects per motivi familiari, ha minato parzialmente la riuscita della serata, le prestazioni di Atreyu e August Burns Red, hanno consentito a tutti i presenti di mitigare l’amarezza per l’assenza della band di Sam Carter. Presenti che hanno affollato l’Alcatraz (in configurazione palco A con telone a metà sala) sin dal tardo pomeriggio, per posizionarsi al meglio sotto il palco, godersi ogni frustata e ogni circle pit d’ordinanza.

Fa specie, in particolare se avete diverse primavere sulle spalle, vedere come l’audience di sonorità che hanno in doppia cassa, riff e growl le proprie coordinate essenziali, sia oggigiorno formata per lo più da ragazzi con taglio di capelli corto e super chic, attentissimi alla forma fisica che evidenziano con tank top e magliette attillate. Ovvio, qualche pregevole eccezione fatta da capelloni e metallari della prima ora con giubotto di jeans pieno di toppe c’è, ma sono realmente mosche bianche. Ci sono tante, parecchie ragazze coi capelli colorati, piercing e altrettante canottiere che lasciano poco all’immaginazione. Insomma sì, il pubblico heavy si è infighettito, ma non è lo stesso (per lo meno questa sera) per la musica proposta dal palco.

I già citati August Burns Red possono essere considerati tra i top act del metalcore che lascia le melodie alle partiture di chitarra e a qualche rarissimo coretto da gang vocal (sentite Empire, se siete curiosi). Per il resto si viaggia dritti, con strutture intricate, cambi di tempo e devastanti breakdown, in cui la band dimostra le proprie doti tecniche da primi della classe. L’album più saccheggiato è il recente Found In Far Away Places, lavoro che ha dato meritatamente al combo americano la spinta decisiva per aumentare notevolmente il proprio seguito.

Quando iniziano i Killswitch Engage, la folla è ancora dispersa tra bar e bagni per provare a riprendersi dopo l’uragano ABR. Bastano tuttavia le note di A Bid Farewell per riaccendere immediatamente l’entusiasmo. Jesse Leach cerca da subito il contatto con i fan, tutto il gruppo in generale è determinato a fornire ai fan italiani una prestazione da ricordare. Per quanto possa suonare strano per una band che ha trovato il successo da poco più di dieci anni, i KSE sono veterani della scena e sanno tenere il palco come pochi altri. Inoltre possono vantare una discreta serie di hit che non possono praticamente mai mancare nelle loro setlist.

Anche questa sera il singalong nei ritornelli non manca, grazie alla presenza in scaletta di Fixation on the Darkness, This Is Absolution, My Last Serenade, Rose Of Sharyn e My Curse, oltre a quattro prezzi estratti dal nuovo disco Incarnate. Adam Dutkiewicz, mastermind del combo, chitarrista, produttore e in sostanza uno dei nomi più importanti di tutta la scena heavy degli ultimi anni, supporta Leach nei growl e nelle parti pulite, oltre a festeggiare il prossimo compleanno del batterista con abbondanti dosi di whisky sul finire dello show. Show che in tutto dura poco più di un’ora. Il pubblico è comunque soddisfatto e saluta calorosamente i Killswitch che, a loro volta, promettono di tornare molto presto in Italia.

Commenti

Commenti

Condivisioni