I Korn celebrano il passato guardando al futuro

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I Korn si sono esibiti in concerto a Milano nell’ambito dell’edizione 2013 del City Sound. Una serata che ha visto sul palco anche i Bullet For My Valentine giusto prima degli headliner. Pubblico non delle grande occasioni ma molto attivo e carico per uno show che non ha deluso le attese. Ecco la recensione del live.

Ippodromo del Galoppo, Milano, 24 giugno 2013. Celebrazione doveva essere, celebrazione è stata. Il tour che vede il chitarrista Brian “Head” Welch rientrare nella band madre ha toccato il City Sound Festival per una serata all’insegna della nostalgia. Dopo una separazione durata otto anni, il figliol prodigo è tornato alla base, per l’occasione il gruppo ha proposto una scaletta densa di brani dei primi quattro album incisi negli anni novanta, quando i Korn forgiavano a propria immagine e somiglianza il nu-metal e scrivevano il proprio nome nella storia della musica pesante. Non c’è affatto il tutto esaurito, a voler esagerare 1.500 persone trovano agevolmente posto all’interno della bella location milanese, tuttavia il calore e l’affetto dei convenuti verso il gruppo di Bakersfield è di quelli che si sentono anche a chilometri di distanza.

Jon Davis ripaga la platea con una buonissima prestazione vocale, senza cali o incertezze sulle parti pulite e con il solito devastante growl all’occorrenza. Si parte con Blind e da subito si intuisce che il drummer Ray Luzier è il nuovo valore aggiunto di un combo che in termini di sound ha pochi rivali. La botta e l’impatto sono mostruosi: bassi e chitarre erodono le interiora che è un piacere e le successive Ball Tongue, Twist/Chi fanno davvero paura per carica e convinzione. Ci si pesta piacevolmente in mezzo al pogo, qualcuno ne esce malconcio ma tutto sommato si è visto di peggio.

Le cornamuse di Shoots And Ladders e le super hit Falling Away From Me, Did My Time, Here To Stay, Y’All Want A Single e Freak On Leash conquistano tutti, ma i puristi godono molto soprattutto sulle chicce inaspettate Lies, No Place To Hide ed Helmet In The Bush. Si ascolta un bignami eccezionale di quanto i Korn la sappiano lunga e di come, a quanto pare, vogliano tornare a breve a dettare legge in materia di metallo con un nuovo album. Li attendiamo con ansia!

In apertura un buon set da quarantacinque minuti per i Bullet For My Valentine. Considerati oramai un’istituzione nel campo delle nuove leve hard & heavy nel Regno Unito, i Gallesi si presentano in Italia seguiti da una minoranza, col tempo però raccolgono applausi anche da chi era all’Ippodromo solamente per gli headliner. Stupisce l’assenza sul palco del chitarrista originale Michael Paget, defezione dell’ultimo minuto non comunicata nemmeno attraverso i canali social dai Nostri.

Detto questo, la prestazione di Tuck e soci è più che soddisfacente, loro si divertono e il pubblico pure: le canzoni che smuovono di più la massa sono Scream Aim Fire e le ben conosciute Tears Don’t Fall e 4 Words (To Choke Upon), delle più recenti il pieno di consensi lo fa Your Betrayal, mentre è freddina la reazione per le nuove Riot e Temper Temper. I Nostri hanno preceduto gli Slipknot a Donington davanti a novantamila fan giusto la scorsa settimana, esibirsi oggi davanti a cinquecento persone non dev’essere stato il massimo; la band comunque non ha per nulla sfigurato e ha offerto una solida performance.

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