Lady vs Gaga: a Milano vince la popstar trasgressiva, ma il futuro è dietro l’angolo

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Grande show a Milano per la popstar più trasgressiva. Lady Gaga porta sul palco tutte le sue anime e anche se il cambio futuro è dietro l’angolo, al momento a prevalere è ancora il passato. La recensione del concerto del 4 novembre 2014. Foto di Kevin Mazur

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 4 novembre 2014. Uno show dalle molte facce. Eccessivo, barocco, kitsch, ma anche appassionato, coinvolgente. A tratti persino intimo. Con qualche svarione ma anche tanta qualità. Se Lady Gaga è una popstar in crisi artistica e di identità al Forum di Assago lo ha nascosto benissimo, gestendo con naturalezza le due ore di concerto tra successi, brani recenti e persino qualche sprazzo di quello che potrebbe essere il suo futuro.

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La curiosità era tanta. Per lo spettacolo in sé ma soprattutto per capire cosa resta della Lady Gaga diva sopra le righe nel momento in cui, in un curioso sdoppiamento di personalità, si presenta un giorno sul palco nella versione iper kitsch di Artpop e l’altro come dama in nero accanto a Tony Bennett a intonare Cheek To Cheek. Risultati deludenti dell’ultimo disco a parte, il Forum l’ha accolta con un tutto esaurito e le migliaia di fan accorsi da tutta Italia non sono certo arrivati per ascoltare standard degli anni ’40.

Per tener fede al titolo di ArtRave: The Artpop Ball, tutto il preludio è a base di tecno martellante fino all’inizio del concerto. Che parte con un’esplosione di colori: ballerini invadono le passerelle che si estendono nel parterre brandendo le gazing ball disegnate da Jeff Koons, una pioggia di coriandoli si sparge per il palazzetto e poi arriva lei: emerge sul palco, fasciata in un body d’oro con ali per una versione di Artpop decisamente più viva rispetto a quella su disco. Perse le ali si passa a G.U.Y., dove non tutto fila liscio a livello vocale, per poi infilare senza soluzione di continuità Donatella, atteso omaggio all’amica Versace (trovandosi in Italia) ma non certo uno dei pezzi migliori dell’ultimo album. Mentre lei scompare inghiottita dal palco, la band ha modo di mettersi in mostra con un intermezzo strumentale rockeggiante in attesa del suo ritorno.

Prima metamorfosi per Venus: il caschetto platino modello Raffaella Carrà lascia spazio a un parruccone cotonato e il body con la gazing ball in mezzo al petto a un bikini argento con collant. Rispetto al passato la cantante sembra divertirsi di più e persino prendersi meno sul serio, con un’ironia assente nei tour precedenti. Gaga non ha perso l’abitudine di infilare qua e là qualche sermoncino ma anche questi possono prendere vie inaspettate come quando, spiritosamente, raccoglie e indossa una maglietta che le viene lanciata con scritto sopra «succhiami il cazzo nel backstage con amore». E poi via di Manicure, che mostra il suo lato più rock, uno dei migliori tentativi in Artpop di deviare dagli schemi consueti. Mentre batteria e chitarra infilano un duetto più da concerto heavy che da rave pop, lei sparisce nella conchiglia che fa da elemento centrale nella scenografia.

Fin qui tutto molto bello, eccessivo, colorato, divertente. Ma quando torna sul palco e presenta un medley che raccoglie Just Dance, Poker Face, Telephone e Paparazzi, il paragone con i pezzi più recenti rischia di essere impietoso. Per fortuna a risollevare le sorti di questi ultimi arriva Do What U Want, uno dei più ispirati dell’ultimo periodo, come sottolineato anche dal boato del pubblico al suo attacco. Gaga lo interpreta sospesa su una poltrona d’argento a forma di mano piegata ad artiglio, chiudendo con attitudine soul su un semplice accompagnamento di pianoforte. Sono sprazzi della sua nuova veste, quella dell’interprete elegante che, tolte parrucche e vestiti da piovra (come quello indossato su Paparazzi), prova a mostrare quella che sente come sua faccia più vera. Non a caso in questo show Stefani suona molto più spesso il piano di quanto fatto in passato. Come per Dope, in una versione intensa, inframmezzata da ricordi sulle sue origini e atti d’amore verso l’Italia.

La temperatura si rialza con You And I, ballad blues con la band sugli scudi, e poi i fari tornano ad accendersi solo su di lei: legge una lettera di un fan che la ringrazia per averlo aiutato con le sue canzoni ad accettare la propria sessualità, lei lo invita sul palco e con lui accanto interpreta una versione acustica di Born This Way che permette a Gaga di evidenziare le proprie doti vocali e al brano di emanciparsi dalla somiglianza con Express Yourself di Madonna.

Il ritmo torna a salire, ballerini in mini costumi di latex invadono il palco al ritmo di un nervoso intermezzo hip hop e una nuova pioggia di coriandoli allaga il palazzetto. Il momento dedicato all’album Born This Way prosegue con un accenno a The Edge Of Glory e con una versione tirata di Judas che si trasforma presto in Aura. Sexxx Dreams e Mary Jane Holland, nonostante alcuni ritocchi nell’arrangiamento restano tra le parentesi meno riuscite di Artpop. Ben altra accoglienza riceve dal pubblico Alejandro, cantata in coro da tutti e poi chiusa da un gran duetto tra i chitarristi. Sulle note morbide Gaga rientra nell’ennesima trasformazione: parruccone nero e riccio, dedica a Sonny Bono e via con una versione jazzata di Bang Bang, successo della Cher prima maniera. Se qualcuno avesse voluto un’ulteriore prova che in questa veste miss Germanotta ha molto da dare, eccolo servito.

Ma c’è ancora tempo per lasciare spazio a Lady Gaga: si strappa via la parrucca e inscena un cambio d’abito di fronte a tutti, con tanto di passaggio a seno nudo. Questo e altro per Bad Romance, che della Gaga popstar resta a oggi il picco massimo di successo. Trasformata in bambola rasta multicolor chiude il set regolare con Applause e Swine che trasformano il Forum in un vero rave scatenato, una sorta di baccanale con tanto di ballerini con maschere da maiali. Non finisce così perché c’è tempo per un bis solo, Gipsy, con lei ancora in versione biondo platino e luccicante di lustrini e cristalli. Per il momento Gaga è ancora viva, per la Lady ci sarà tempo.

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