The Last Shadow Puppets sono una sanguigna ed energica lezione di stile

last-shadow-puppets-milano-6-luglio-2016-recensione
di Umberto Scaramozzino
Foto di Francesco Prandoni

Milano, Alcatraz, 6 luglio 2016. I Last Shadow Puppets sono arrivati nel capoluogo lombardo per la seconda e ultima data del loro attesissimo passaggio in Italia. La band di Alex Turner e Miles Kane, che definire “side project” è riduttivo, ha da poco pubblicato il secondo album in studio, dal titolo Everything You’ve Come To Expect. Il seguito di The Age Of The Understatement, che nel 2008 aveva mostrato al mondo la perfetta alchimia nata dall’incontro di due grandi frontman britannici, ha aperto le porte ad orchestrazioni fortemente influenzate dai Seventies, curate da Owen Pallet e guidate da matrici molto più soul rispetto agli esordi.

La prova dal vivo non soffre del peso che opprime ogni band inattiva da tempo, un po’ perché i due inglesi sono costantemente in attività – Turner con i suoi sempre più celebri Arctic Monkeys e Kane con la sua ottima carriera solista – e un po’ perché per ritrovare quel genere di connessione tra due menti affini basta davvero poco. Il lavoro in studio, d’altro canto, di certo non spicca per innovazione o audacia e ripropone in tutti e undici i pezzi quello che i due sanno fare meglio insieme. Pochi rischi, che dal vivo ottengono l’effetto tutt’altro che collaterale di uno show che appare collaudatissimo e atto al puro divertimento dei suoi performer, prima ancora che del pubblico.

I due comprimari sanno stare on stage senza mai pestarsi i piedi a vicenda. Si rincorrono, giocano tra di loro, ogni tanto si dimenticano forse di essere sul palco, come quando Mr. Turner in piena esecuzione di Sweet Dreams decide di andare dietro le quinte a fare chissà cosa senza però mai smettere di cantare. O ancora durante Meeting Place, quando decide che le sue braccia sono fatte per sferzare l’aria del tutto casualmente.

Miles Kane è bravo a sfruttare i suoi momenti da leader portando venature più smaccatamente rock, soprattutto nell’irresistibile Bad Habit e negli assoli di My Mistakes Were Made For You, senza rinunciare a quella sensualità volutamente quasi caricaturale che emerge in pezzi come Aviation o Standing Next To Me.

Alex Turner è invece l’emblema di questo concerto: si presenta tutto d’un pezzo, elegante, con i capelli ingellati e tiratissimi che sembra possano resistere a qualunque calamità naturale; a fine show la giacca è sparita, la camicia è sgualcita, sbottonata, talmente sudata da pesare qualche chilogrammo in più, mentre i capelli sono più arruffati di quelli di Pete Doherty appena sveglio in pieno hangover. Allo stesso modo il concerto comincia come una lezione di stile, qualcosa di raffinato, e si evolve in una performance energica, sanguigna.

Alla batteria James Ford – produttore di entrambe le release della band – non perde un colpo ed insieme al bassista Zach Dawkes contribuisce a creare una sezione ritmica di invidiabile solidità.

Tutto al posto giusto, tutto secondo le aspettative, che è esattamente quanto predetto dai due capitani dell’indie rock made in UK nel loro ultimo disco. In poco meno di un’ora e mezza i Last Shadow Puppets hanno confezionato un evento che potremmo definire come l’All-Star Game dell’indie rock britannico. Qualcosa pensato apposta per divertire tutti e con tutto il potenziale per diventare una tradizione irrinunciabile per gli appassionati del genere.

Clicca qui per guardare le foto del concerto.

Commenti

Commenti

Condivisioni