Laura Pausini mette in scena il film della sua vita. Il report del concerto di Milano

Laura Pausini recensione concerto Milano 16 dicembre 2013

Laura Pausini porta a Milano un grande spettacolo che, come un film, ripercorre tutta la sua carriera di artista internazionale. La recensione del concerto. (Foto di Francesco Prandoni)

Mediolanum Forum, Assago, Milano, 16 dicembre 2013. Non ho mai ascoltato piacevolmente La solitudine e simili. Laura Pausini non rientra tra gli artisti che ascolto e lo metto per iscritto da subito. Non é facile rimanere obiettiva al bivio tra il tuo gusto personale e la gioia per essere invitata ad un evento di tale portata. Il forum cambia veste, potere della Regina della musica italiana. Il parterre si veste di sedie. Trovi famiglie che in tempo di crisi si portano il panino da casa. L’aroma dei pop-corn ti riscalda le membra ancora ghiacciate per l’attesa fuori. ​A primo impatto – ma anche in seguito – sembra di essere ad una proiezione cinematografica. Un film lungo vent’anni. Prima dell’inizio di questo epocale atto uno, orde di fan imbizzarriti e muniti di megafono percorrono il quadrilatero per scaldare la gente accorsa a suon di slogan urlati. Mi sento un alieno seduta su quelle poltroncine. Prima che le luci si spengano, fanno il loro ingresso re Giorgio Armani e Emis Killa. Un antitesi che mi fa sorridere e che racchiude l’essenza del “meglio esserci che non”. La proiezione inizia e da subito la Laura (inter-)nazionale marca il concept di questo The Greatest Hits World Tour: un viaggio a ritroso tra le canzoni che hanno segnato la sua carriera. La sua storia di ragazza e di donna in crescita ed evoluzione. Si sente in sottofondo il vagito della figlia nata, le luci si spengono, il telone si alza e il cuore degli ennemila accorsi inizia a vibrare sulle note di Se Non Te. Ci sono bandiere di diversi stati e il forum si trasforma in un mappamondo. Ci sono voci che non smettono di cantare le loro emozioni sulle note dei testi di Laura e il forum diventa un enorme amplificatore.

La parte più rock – o quella presunta tale – si mescola a immagini concertistiche regalate da archi e coristi che modulano la loro ugola insieme a quella della Regina. L’estensione vocale è la prima cosa che salta all’orecchio. Che la Pausini canti bene è un dato risaputo, inghiotte il palco e lo trasforma in un vortice. Merito indubbiamente di un lavoro meticoloso che dura da anni. La portata internazionale che ne deriva, è bene ribadirlo, se si pensa al panorama pop italiano non è per nulla scontata. Laura si racconta attraverso i suoi brani. Ma Laura si racconta anche attraverso le parole che snocciola nello spiegare quanto sia forte il suo legame con la famiglia, quanto lo stesso filo che la lega alla madre (a cui ha dedicato il rifacimento di She), alla nonna scomparsa nel 2007 (Invece no) e al padre, sia quel quid che regala ai suoi testi un valore aggiunto.

Solo a tratti lo spettacolo teatrale si ferma per intermezzi che sfociano in altro, come quando sulle note di Con la musica alla radio il forum si trasforma per un attimo in una sala da discoteca. O come quando la sua voce sola, insieme a quella onnipresente degli estimatori, intona Come se non fosse stato mai amore. «Roba di alto livello che vorrebbero tutti ma che ho solo io». È vero Laura. Stride tra le mie dita scriverlo, eppure è così. Una carriera costruita con dedizione e sacrificio. Una carriera fatta di scelte estere. Una carriera che ha esportato il Made in Italy facendoti amare come artista.

Con questo The Greatest Hits World Tour, per sua stessa ammissione, Laura vuole mettere in scena la semplicità. Concetto che, a parere personale, si pone in antitesi con la produzione mastodontica mostrata ieri sera tra teli bianchi, numerosi cambi d’abito (guarda qui le foto), intermezzi danzerecci fluo, coriandoli esplosi, finto fuoco. Non sono mai stata ad un concerto di Laura Pausini prima d’ora, quindi non so se negli altri tour ci fossero animali ammaestrati, acrobati et simila, ma il concetto di “semplicità” è un po’ forzato. È l’unica nota stonata, che passa e scivola tra i flash puntati sulla Regina e le canzoni, nell’attesa di terminare con l’immancabile La solitudine.

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