Le luci della centrale elettrica fa esplodere il pubblico di Milano

concerto Le luci della centrale elettrica Milano

Le luci della centrale elettrica ha portato in concerto a Milano il suo ultimo album Costellazioni. E il pubblico dell’Alcatraz ha risposto alla grande. Ecco la recensione dell’esibizione del 9 aprile 2014.

Alcatraz, Milano, 9 aprile 2014. Le costellazioni sono esplose a Milano. Vasco Brondi ha vinto l’implicita scommessa con se stesso: il tutto esaurito in un Alcatraz gremito di gente. Un’enorme festa alla quale tutti hanno voluto partecipare senza smoking o abiti da sera. Un’orchestra tra suoni – ormai un’abitudine per Le luci della centrale elettrica – e beat elettronici, distorsioni, violoncello, moog. Le costellazioni sono esplose e hanno irradiato di luce l’Alcatraz.

Vasco Brondi è sempre stato un artista senza mezze misure: o lo amavi o lo odiavi. Un pubblico esigente e la sfida di Costellazioni, il suo ultimo album, con la sua apertura alla vena più musicale di Le luci della centrale elettrica, non aveva un riscontro assicurato. Brondi ha oltrepassato la comfort zone e il tour sta dimostrando chiaramente che aveva ragione. La scaletta misurata tra gli attimi intimisti delle canzoni (non più) deturpate e l’esplosione dei brani di questo nuovo album. Il cantautore veronese si diverte. Via la casacca impettita, corre senza sosta sul palco, tanto che viene da chiedersi se stia rischiando l’embolia già alla seconda canzone. Si diverte, ma soprattutto fa divertire. Balla e con lui, quasi per una forma di magnetismo, balla tutto l’Alcatraz.

Impossibile stimare la tipologia dei presenti. C’erano proprio tutti, dal ragazzino hipster classe Novanta, al trentenne appena uscito dal lavoro, al padre di famiglia con cappellino e T-shirt. Sul mantra di «che cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero» ci sono voci che esorcizzando in un urlo tutta la rabbia per decenni rattrappiti e involuti. Ci sono anime che hanno voglia di divertirsi, di saltare, di cantare, di urlare, di amare senza preconcetti su forma e sostanza, ma libere di essere semplicemente uniche come sono. Baci a non finire. Mani che si intrecciano su Le ragazze stanno bene, quell’ode all’amore saffico dove, scavando a fondo, Vasco è riuscito a carpire l’essenza delle donne «tra punti deboli e gli spazi bianchi».

Ci sono braccia che lo cercano su Quando tornerai dall’estero o Piromani. Gambe che non riescono a stare ferme in Macbeth nella nebbia e I Destini Generali. Ci sono labbra che si cercano al ritmo di I Sonic Youth o Cara Catastrofe. Ci sono costellazioni di persone che formano una via Lattea di voci che non bada a sbavature, a click o a tutti quegli assurdi corollari con i quali si tende a codificare la musica. Ci sono voci che vogliono cantare libere. Ci sono essenze che vogliono essere felici da fare schifo, vogliono correre e fare ciò che più gli aggrada, quasi che l’augurio finale, sul quale Le luci si spengono, fosse la lettura delle ennemila palpebre attonite che sono accorse all’Alcatraz.

Alla fine di tutto ci sei tu, che partecipi attonita a questa festa. Incantata come se fosse il primo caleidoscopio attraverso il quale guardi il mondo da piccola. E per un attimo, attraverso Le luci della centrale elettrica, ti sembra di toccare quell’universo luminoso che hai sempre avuto lì, a portata di mano, quando bastava solo allungare il braccio e afferrarlo.

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