Viaggio negli anni Settanta a Milano con un Lenny Kravitz a metà tra Hendrix e Zeppelin

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L’energia di Lenny Kravitz trasporta il pubblico di Milano negli anni Settanta. Concerto di grande intensità per uno dei migliori performer internazionali. La recensione dello show del 10 novembre 2014. Foto di Francesco Prandoni

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 10 novembre 2014Lenny Kravitz atterra a Milano per diffondere il verbo degli anni Settanta. Le lancette del tempo corrono all’indietro e se non fosse per la presenza di alcune delle ultime hit dell’artista newyorkese non ci accorgeremmo di essere nel 2014.

Si parte con The Chamber, il singolo che ha lanciato STRUT, il nuovo album da poco uscito nei negozi. Lenny sale sul palco accompagnato da un sezione ritmica interamente femminile, un chitarrista e un tastierista. Le luci rimangono soffuse e la voce è ancora timida e inibita ma al secondo pezzo – Dirty Where Boots – il palco si accende e si inizia a fare sul serio. La band ingrana, il sound si fa più potente e il chitarrista sfodera il primo di una lunga serie di assoli. Si continua con American Woman, ormai storica hit del cantante americano, e lo spettacolo entra nel vivo con l’accensione del maxischermo che proietta le immagini del live con filtri cromatici e colori psichedelici. Sul pezzo successivo – It Ain’t Over Till It’s Over – entra in gioco la sezione di fiati (composta da tromba, sax baritono e sax tenore) mentre Lenny imbraccia una solid body che, insieme alla Les Paul del chitarrista solista, accentua il suono zeppelliano del live.

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L’atmosfera Seventies continua nell’hendrixiana Strut, con lo schermo interamente in bianco e nero, in Dancin’ Til Dawn, dove il sax tenore inanella il primo solo su un tessuto funk, in Sister, che si apre in chitarra e voce e culmina con un solo di chitarra magistrale, in Circus, dove compare una chitarra a doppio manico, e in New York City, dove entra in campo, sulle teste della band, un’enorme sfera stroboscopica che si alterna alle immagini della Grande Mela in bianco e nero. Dopo questo piccolo viaggio nel tempo la band si ferma, fa una breve pausa e Kravitz risale sul palco. Si parte ma il cantante ferma tutto e si rivolge al pubblico. «Non sto cantando come dovrei ma negli ultimi giorni sono stato male», ammette Lenny. «I miei manager non vorrebbero che vi dicessi tutto questo ma è importante per me dirvelo perché non ci sarebbe nessun music business se non ci foste voi. Ad ogni modo io e la mia band cercheremo di farvi felici in any fucking ways. Alla prossima data a Milano canterò con tutto me stesso».

In realtà la voce del newyorkese è solo calata leggermente in alcuni pezzi ma nessuno (a parte lui) ha probabilmente percepito quei piccoli quarti di tono durante l’esecuzione dei pezzi. L’episodio, comunque, sembra essere preso direttamente da qualche documentario su Woodstock o l’Isola di Wight. La sincerità di Lenny è perfettamente in linea con il suo stile e con l’atmosfera dei suoi brani. Si riparte, quindi, con Dig In e subito dopo con Always on the Run. Il concerto sfocia in una gigantesca jam session – quasi a voler recuperare la situazione di imbarazzo appena vissuta dal leader – dove tutti i musicisti si lanciano in assoli. Parte la Les Paul del chitarrista, segue la tromba, i rhodes del tastierista e si finisce con l’intervento del sax tenore a metà tra Ornette Coleman ed Eric Dolphy.

Il leader riprende in mano il palco con la hit I Belong to You, dove lo schermo è di nuovo patinato e il pubblico torna a cantare a gran voce. Si continua sullo stesso mood con Let Love Rule, con il cantante che invita tutto il Forum a battere le mani. In questa fase del concerto il lato da star di Lenny Kravitz sembra riprendere completamente il sopravvento. Lo si nota soprattutto in un episodio curioso: stavolta, durante il solo del chitarrista, Lenny non gli lascia monopolizzare l’attenzione, ma si toglie la maglia e raccoglie gli applausi di tutto il pubblico femminile.

Lo spettacolo continua e la stroboscopica si trasforma in una gigantesca astronave sulle note di Fly Away cantata a squarciagola da tutto il pubblico. Il concerto finisce, le luci si spengono ma i fan non si fanno illudere e chiamano a gran voce il pezzo finale. Lenny risale con la band e scarica tutta la sua energia in una versione di Are You Gonna Go My Way che fa tremare le fondamenta del Forum. Sono le 23.30 circa, musicisti e cantante scendono dal palco e le luci si riaccendono per invitare il pubblico a lasciare gli spalti. Nessuno si può dire insoddisfatto: grande concerto di uno tra i migliori performer internazionali.

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