Ligabue emoziona Milano al suo decimo concerto a San Siro

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Ligabue fa tappa a Milano con il Mondovisione Tour. Grande festa per il cantante e il suo pubblico. La recensione del concerto del 6 giugno 2014 a San Siro.

Stadio San Siro, Milano, 6 giugno 2014. Non è male l’idea di un concerto che inizia quando già è sceso il buio. E non è male un palco a 180 gradi che consente una migliore visuale anche agli spettatori laterali. Ligabue ha fatto le cose in grande e il concerto si preannuncia come uno show in grande stile. È lo stesso Luciano dopo pochi minuti a chiedere al pubblico di rendere speciale la serata perché è la sua decima volta a San Siro. Le premesse insomma ci sono. E nessun fan resterà deluso a fine serata. Alle 21.30 precise si spengono le luci dello stadio e sul mega schermo (davvero impressionante l’impatto visivo) compaiono poche parole in successione su sfondo nero: «Expo», «Mose», «E poi?». Attacca Il muro del suono e si concretizza anche dal vivo quell’attualità civico-politica che per la prima volta il Liga ha deciso di dare alle sue canzoni.

Seguono in rapida successione Il volume delle tue bugieI ragazzi sono in giro e Ho messo via, in un mix tra repertorio classico e canzoni di Mondovisione che proseguirà per tutta la serata. Il rocker emiliano crede ai nuovi brani e li canta con grande convinzione. Il pubblico non a tutti risponde con identica foga, ma il supporto del suo popolo non manca mai. Spesso la voce del Liga (che certo non manca) rischia di soccombere al coro unico che è San Siro. Lo storico problema dell’acustica nella Scala del calcio si riduce solo dopo qualche brano ed è a quel punto che il concerto decolla.

La serata si trasforma con Le donne lo sanno, subito seguita da Nati per vivere (che dal vivo funziona molto bene) e Il giorno di dolore in una tripletta di grande impatto sonoro ed emotivo. Soprattutto quest’ultima dà i brividi. Al pubblico e all’eroe della serata, che sorride felice. Il concerto diventa una grande festa e Luciano si scioglie, seguito dalla band, un po’ ingessata nei primi minuti. La scaletta non varia molto rispetto a Roma, ma dopo Siamo chi siamo il cantante intona Non è tempo per noi (con un arrangiamento che mette in risalto la voce) sulla passerella in mezzo allo stadio, circondato quasi fino alla sua stessa commozione dal calore dei suoi fan. Poi torna correndo verso il Gruppo e attacca Balliamo sul mondo. Viene giù lo stadio. Naturalmente. E non sarà l’unica volta.

Il palco intanto continua a fare il suo dovere. Il rischio sarebbe stato quello di togliere attenzione alle canzoni, viste le dimensioni dell’impalcatura e dello schermo. E invece quasi ogni brano ha i suoi video dedicati, ben inframezzati dalle immagini in diretta grazie a una regia che aggiunge senso ai pezzi. È il caso di Per sempre, accompagnata da foto tratte dall’album di famiglia Ligabue: Luciano bambino e i genitori in bianco e nero accanto a lui. Poi è di nuovo delirio con L’odore del sesso e Urlando contro il cielo. Pochi in Italia sono capaci di trasmettere le stesse intense emozioni a 65mila persone contemporaneamente. Una qualità che il Liga ha e che mostra anche nel successivo passaggio di ritmo (per nulla facile e scontato) da un inno da stadio come Urlando a La neve se ne frega, una delle canzoni più apprezzate di Mondovisione, cantata chitarra e voce sulla passerella.

È poi la volta di una bella sorpresa per i fan. «Lo Scuc, che è il Sindacato cantanti ultra cinquantenni», spiega divertito il Liga al centro dello stadio, «mi ha detto che posso prendermi una pausa, quindi ora cantate voi. I ragazzi suonano e io vi do solo il tempo “un, due, tre” ogni tanto. Mi raccomando, intonati e a tempo perché questa è la mia decima volta qui». Ecco il medley, che cambia rispetto a Roma con Niente paura,Viva e Marlon Brando. «Tanta roba», dice Luciano alla fine, anche se solo la seconda è cantata davvero da tutti. Sempre al pubblico fa introdurre Tu sei lei, che poi intona riprendendo posto in mezzo al palco.

A che ora è la fine del mondo? e Piccola stella senza cielo sono due must prima che torni sotto le luci il nuovo Liga politicamente arrabbiato. Il sale della terra è introdotta sullo schermo da frasi di grandi personaggi della cultura contro la mania del potere e durante la canzone scorrono le cifre dei costi della politica in Italia. Il concerto si avvia alla conclusione con Il meglio deve ancora venire e Tra palco e realtà. Il Liga e la band escono prima dei bis nei quali spicca Certe notti, che fa il suo ritorno dal vivo. La chiusura Con la scusa del rock ‘n’ roll è un bel modo di celebrare una carriera strepitosa con spezzoni video a mosaico sul mega schermo tratti dagli oltre vent’anni di esibizioni del cantante. Le due ore abbondanti di show si chiudono con Luciano che saluta sorridendo per la gioia. La serata non sarebbe potuta andare meglio per lui e il suo popolo.

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