Liga Rock Park, uno spettacolare intreccio tra passato e futuro (quasi) perfetto

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di Laura Ritagliati
Foto di Francesco Prandoni

Parco di Monza, 24 settembre 2016. A giudicare dalla vista del mastodontico palco che ci si para dinnanzi appena varcato l’ingresso, Ligabue (anche questa volta) ha voluto fare le cose in grande. Con Liga Rock Park – i due concerti-evento che il rocker di Correggio ha organizzato al Parco di Monza il 24 e 25 settembre – si chiude nel migliore dei modi la ricca stagione live di questa lunga estate 2016. Ma per i 130.000 fan che in questi due giorni hanno affollato la città brianzola, Liga Rock Park significa soprattutto riascoltare dal vivo il loro idolo dopo «dopo 370 giorni senza concerti».

«Avevamo detto che nel 2016 non avremmo fatto nulla, ma la voglia di suonare ha preso il sopravvento», dichiara Claudio Maioli – storico manager e amico di Ligabue – durante la conferenza stampa che anticipa il primo dei due show in programma. E si fa anche sfuggire che «dopo un evento come Liga Rock Park il desiderio di tornare in tour c’è sempre di più». Parole che fanno capire quanto il palco sia fondamentale per la carriera e la vita di Luciano, uno dei pochi in Italia in grado di organizzare (e riempire) eventi di così vasta portata.

Sono le 20.30 spaccate quando il mega schermo di 850 mq che fa da sfondo al palco si accende, mostrando le scritte “L come Ligabue”, “S come siamo qui”, “V come voi!”, chiaro rimando al video dell’ultimo singolo G come giungla. Sul finire di questo countdown “alfabetico” fa il suo ingresso Lui: chiodo nero da biker e occhiali da sole a goccia, Luciano da inizio alla serata sfoderando una tripletta da cardiopalmaUrlando contro il cielo, Libera nos amalo I duri hanno due cuori, quest’ultima cavallo di battaglia dei veri “Ligappassionati“, che solo i fan della prima ora cantano parola per parola. Si incomincia col botto sfoderando subito gli assi nella manica, se qualcuno non lo avesse capito. La maestosità del palcoscenico e dell’impianto luci sono davvero sorprendenti, a tal punto che a volte le figure di Luciano e della sua band sembrano quasi perdersi tra i maxi schermi.

Levati gli occhiali da sole, Ligabue guarda il pubblico con aria soddisfatta, con aria di chi sa che salire su un palco “ne vale sempre comunque la pena“. «370 giorni che non faccio concerti, vi sembra giusta come pena da infliggere a un ragazzo nel pieno dei suoi anni?», dice scherzando e facendo entrare nel vivo uno spettacolo che durerà quasi 2 ore e tre quarti, uno spettacolo talmente studiato alla perfezione da non sembrare vero. Nei 31 brani in scaletta tante sorprese come la toccante Lettera a G, canzone del 2005 contenuta in Nome e cognome ed eseguita per la seconda volta dal vivo in 10 anni. Tra le sorprese di questa lunga serata anche l’introduzione, per la primissima volta, dei fiati: Massimo Greco (tromba e filocorno), Corrado Tezi (sax baritono) ed Emiliano Vernizzi (sax tenore e soprano) fanno il loro esordio sul palco con Luciano e la sua storica band, arricchendo pezzoni come Lambrusco e pop corn, che grazie a loro sembrano riacquistare nuova vita mantenendo fedele la loro identità.

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Pezzoni che hanno raccontato in maniera viscerale le storie della provincia italiana degli anni ’80 e ’90 e che anche da soli, senza mega schermi e impianto luci potenziato, sarebbero in grado di far star in piedi il concerto. E ne abbiamo una prova quando Luciano e il resto del gruppo si spostano all’estremità della passerella a forma di T che attraversa il pit, per «un momento molto anni ’90, il set acustico», durante il quale canzoni come Metti in circolo il tuo amore Non è tempo per noi catalizzano l’attenzione degli 80.000 presenti, anche senza l’uso di tanti effetti speciali.

In uno spettacolo così lungo e studiato nei minimi dettagli, i momenti “amarcord” dedicati al passato sono ben calibrati con quelli dedicati al presente (e al futuro). Sono quattro, infatti, gli inediti del nuovo album Made In Italy (in uscita per Warner il 18 novembre) che Ligabue ha voluto presentare per la prima volta live al suo fedelissimo pubblico. Quale miglior occasione se non Liga Rock Park per testare in diretta la resa dei nuovi pezzi? Escludendo La vita è facile che live sembra non trovare la sua veste migliore, Ho fatto in tempo ad avere un futuro e Dottoressa convincono già dal primo ascolto e ne sono una prova i fan, che le accolgono come se fossero canzoni del vecchio repertorio. Stessa cosa per G come giungla, primo singolo da Made In Italy e già ai vertici delle classifiche dei brani più ascoltati in radio.

Il primo dei due concerti di Liga Rock Park scorre via liscio, quasi alla perfezione. Quel “quasi” è dovuto soprattutto al pubblico un po’ freddino, più intento a scattare qualche foto e video in più piuttosto che partecipare al concerto come Dio comanda. Colpa delle basse temperature e dell’umidità che si sono imbattute sul Parco di Monza? No, non è abbastanza come giustificazione. Tutto il resto, invece, ha reso questa serata all’altezza delle aspettative: due ore e 3 quarti di puro spettacolo, in cui passato, presente e futuro si sono intrecciati nel migliore dei modi. Come prova generale per il prossimo tour (?) non è stata niente male.

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