La solita garanzia: il concerto di Ligabue a Torino è un successo

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Ligabue si è esibito in concerto a Torino, in una delle sue ultime tappe italiane del Mondovisione Tour 2014. La recensione dello show del 9 settembre. Foto di Franco Sacconier.

Stadio Olimpico, Torino, 9 settembre 2014. Ligabue è tornato a Torino, il 9 settembre, per la sua terzultima tappa italiana del Mondovisione Tour 2014. Si specifica “italiana”, perché il nostro Luciano nazionale sbarcherà oltreoceano per il suo primo tour negli States. Nel frattempo, quest’ultima tranche di concerti continua a rassicurare il pubblico italiano, che a quanto pare non vuole proprio fare a meno del cantante emiliano, sempre seguito, sempre amato.
Il colpo d’occhio – per chi non avesse ancora avuto modo di assistere ad un’altra data della tournée – è notevole, con un palco mastodontico, studiato appositamente per permettere a tutto lo stadio di godersi le immagini del megaschermo e l’elaborato impianto luci da qualunque posizione. Insomma, non siamo ancora ai livelli del The Claw degli U2, ma in Italia difficilmente si è visto di meglio.

Contorni a parte, l’arrivo sul palco del Liga si concretizza nel solito roboante calore di uno stadio pieno di fan, a cui è difficile abituarsi. E siccome i pezzi irrinunciabili da inserire in scaletta sono davvero tanti, non si perde tempo e si comincia subito con Il muro del suono, singolo estratto proprio da quel Mondovisione che è l’ultima fatica discografica del cantautore nostrano. Un inizio in medias res, che catapulta subito l’Olimpico di Torino in quella dimensione che è da decenni la culla ideale di una buona fetta d’Italia, tra una pizza e un mandolino. Forse proprio per questo lo show di Ligabue è lineare, senza particolari picchi in quanto a presenza scenica o a creatività d’esecuzione. Il registro è sempre lo stesso da tempo immemore e questo permette all’artista di essere ancora una volta impeccabile, mentre la sua ottima band pensa a rendere inattaccabili anche gli arrangiamenti, con il chitarrista Federico Poggipollini sempre in prima linea.

Guarda le foto del concerto.

Ligabue non è certo uno che ama pavoneggiarsi, ma ama dire la sua, e i brani che ha composto in ventotto anni di carriera gli permettono di disseminare i suoi show di piccoli dialoghi col suo pubblico. Così si racconta, a Torino come in ogni altro appuntamento, parlando della sua tendenza a dimenticarsi le cose e della conseguente necessità di scrivere brani per ricordarsi di ciò che è importante – come l’avere bene in mente che “Siamo nati per vivere”; oppure del suo essere stato un “discreto frequentatore di bar” per introdurre Bambolina e barracuda e i personaggi che l’hanno ispirata. Un modo diretto e genuino di esporsi e farsi conoscere da chi è lì con l’ingenua pretesa di conoscere già.
Movimenti con il contagocce, pochi rischi, per riuscire a portare a casa un concerto che supera abbondantemente le due ore. Con Balliamo sul mondo e Urlando contro il cielo lascia che siano i quarantamila paganti a muoversi fuori misura, mentre a Ho messo via e Piccola stella senza cielo – che nel suo riarrangiamento del 2003 si conferma uno dei pezzi più efficaci dal vivo – lascia il compito di riportare tutto sul piano emozionale.

Chiudono la serata Quella che non sei, Certe notti e Con la scusa del rock’n’roll, per un trittico che conclude in maniera perfetta e rassicurante un concerto che, ad esclusione della pioggia sempre presente nell’estate italiana e soprattutto piemontese, si è rivelato esattamente ciò che doveva essere: l’ennesima conferma dell’amore reciproco tra Ligabue e il suo Paese, sempre con la scusa del rock’n’roll.

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