Linkin Park dominatori al City Sound. La recensione del concerto di Milano

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Bagno di folla clamoroso ieri sera per i Linkin Park in concerto all’Alfa Romeo City Sound di Milano. Ecco la recensione dello show di martedì 10 giugno 2014. Foto di Francesco Prandoni.

Alfa Romeo City Sound, Milano, 10 giugno 2014. Successo doveva essere e successo è stato. I Linkin Park se ne vanno da Milano da trionfatori assoluti, lasciando estasiati i propri fan, che li hanno pazientemente aspettati per anni prima di godersi un loro show da headliner. Niente festival, niente supporto ad altri super nomi e cose del genere: una serata made in LP al 100%, per celebrare una delle pochissime band del nuovo millennio capace di imporsi a livello mondiale presso un pubblico vastissimo ed eterogeneo.

Un’ora e mezza nel quale tutto il materiale migliore e più significativo della loro già abbondante produzione in studio (The Hunting Party uscirà tra breve ed è già disponibile in streaming un po’ ovunque), è stato passato in rassegna senza pause. Un concerto strutturato in diversi atti, con spazio ad atmosfere elettroniche, remix, intro e outro che collegavano una canzone all’altra. Spazio però soprattutto al rock, al crossover che li rese superstar già all’esordio e anche a quel gusto pop che domina ballate e alcune hit più recenti.

Guarda le foto della serata.

C’è stato fondamentalmente di tutto, condensato in 90 minuti tiratissimi in cui i fan, già provati da una giornata inclemente dal punto di vista climatico (il sole ha battuto sui loro crani fin dalle prime ore della mattina), hanno potuto uscire di testa nel modo che preferivano: sbraitando insieme a un Chester Bennington clamoroso dietro al microfono sulla violentissima Given Up, saltando e pogando sulla classicissima One Step Closer e commuovendosi su Shadow Of The Day. Tutto questo in meno di un’ora, tanto per farvi capire come la setlist assemblata da Shinoda e soci sia stata davvero efficace e coinvolgente.

La band si è quindi confermata quella macchina infallibile che da oltre un decennio strega palazzetti e stadi indipendentemente da ciò che produce in studio. Nessuno è stato in grado di cambiare così tanto il corso del nu-metal, portandolo a un pubblico di massa, quanto loro; allo stesso tempo pochi hanno avuto fortuna nel giocare pericolosamente con il pop-rock prima e con l’elettronica negli ultimi anni, senza mai perdere una fanbase che, anzi, non ha fatto altro che aumentare esponenzialmente mese dopo mese. Chester e compagni possono quindi permettersi oramai di organizzare concerti fotocopia (cambia giusto la città o la nazione ringraziata), studiati fino all’ultima posa sul palco, riscuotendo ovunque consensi unanimi. L’affiatamento, la precisione e la qualità della performance è così elevata che è praticamente impossibile muovergli critiche sensate.

Non tutto però è andato per il verso giusto ieri sera. Il mixing dell’audio è stato piuttosto chiaro, ma i volumi non erano all’altezza: sono stati il vero tallone d’Achille di uno spettacolo altrimenti inappuntabile. Se si esclude la resa del sound percepita nel pit davanti al palco e quella registrata nella parte centrale dell’area concerti dell’Ippodromo del Galoppo, man mano che si arretrava o ci si spostava lateralmente (anche rimanendo fissi sotto i ripetitori posti a metà location), il volume risultava davvero basso per un concerto di questa portata. E considerando che la folla arrivava praticamente fino alle uscite di sicurezza, questo difetto ha lasciato perplessi (per usare un eufemismo) i moltissimi fan presenti alla comunque memorabile serata. Serata che dimostra come i Linkin Park possano riempire uno stadio di media grandezza anche in Italia (l’Olimpico di Torino sarebbe l’ideale, visti gli oltre 35mila presenti a Milano) nel prossimo futuro. Ci aspettiamo di rivederli presto, perché il legame tra il nostro Paese e i californiani è davvero forte. Anche Chester se ne è accorto…

 

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