Il fuori programma dei Linkin Park rende indimenticabile il concerto di Roma

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Ippodromo delle Capannelle, Roma, 6 settembre 2015. I colpi della batteria rimbombano in tutto il prato. I toni bassi potentissimi. Si ripetono per tre volte, come a voler anticipare quale sarà il mood della serata. Comincia così il concerto dei Linkin Park all’Ippodromo delle Capannelle di Roma. Terzultima data del tour mondiale della band statunitense e ultima serata di Rock in Roma versione 2015, l’evento musicale estivo che anche quest’anno ha portato nella capitale alcuni tra i più grandi artisti della scena rock attuale.

Il gruppo sale sul palco alle 22 passate. L’inizio è potente. Chester Bennington e Mike Shinoda scelgono di cominciare da Papercut, brano tratto da Hybrid Theory, l’album che nel 2000 ha lanciato i Linkin Park verso il successo mondiale. Segue Given Up, tratta da Minutes To Midnight (2007). La risposta del pubblico è immediata. In tantissimi alzano i cellulari per filmare i primi attimi del concerto mentre cantano seguendo la voce del frontman. Il palcoscenico è illuminato e sullo sfondo scorrono immagini che evocano scenari distopici. Rebellion, canzone dell’ultimo album prodotto in studio dalla band, The Hunting Party, completa la fase iniziale del concerto. Con un brano del 2001, uno del 2008 e uno del 2014 i Linkin Park fanno già capire che lo show ripercorrerà tutta la loro carriera. Dagli esordi nu metal, alle sperimentazioni più recenti, come quelle techno e pop.

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Il quarto brano è un grande successo: Points Of Authority, anche questo tratto da Hybrid Theory. Chester Bennington canta saltando da una parte all’altra del palco. Impossibile vederlo fermo un attimo. La voce è forte e i suoi movimenti trasmettono energia a chi ascolta. Il pubblico è complice.  Segue con trasporto anche One Step Closer, ma si raffredda un poco all’arrivo del brano successivo, A Line in the Sand, estratto dall’ultimo album. Per tutta la durata del concerto, in effetti, si ha la sensazione che le ultime canzoni pubblicate dalla band fatichino ancora a entrare nel cuore dei fan.

Poi è il turno di From the Inside, canzone del 2003, Wastelands, ancora dall’ultimo album, un paio di brani tratti da A Thousand Suns (2010), Leave Out All The Rest e New Divide. La capacità di passare dai ritmi degli inizi alle evoluzioni degli ultimi anni di carriera è uno dei punti di forza del live dei Linkin Park. L’effetto, tra chitarre elettriche e sintetizzatore, è perfetto. Breaking The Habit e Burn It Down scatenano i fan e sono accolte, ancora una volta, dai telefonini alzati e pronti in modalità video. Segue Final Masquerade dell’album The Hunting Party. A metà canzone dal pubblico si sollevano migliaia di palloncini colorati che vengono illuminati creando un effetto che lascia a bocca aperta Bennington e Shinoda. «Una cosa bellissima», dicono.

Bennington a questo punto lascia la scena a Mike Shinoda. «Qualcuno è fan di Fort Minor?» chiede. La risposta è un boato di entusiasmo. Shinoda si esibisce allora in un paio di brani che appartengono al suo progetto solista Fort Minor. Presenta l’ultimo singolo, Welcome, e questa volta il calore del pubblico è davvero travolgente. Altri tre grandi successi prima della pausa – sono ormai le 23.30: Numb, In The End e Faint.

Quando i Linkin Park tornano sul palco, dopo qualche minuto di break, Chester Bennington chiede l’attenzione del pubblico e rende omaggio a un fan che ha perso la vita qualche mese fa a Roma a causa di un incidente. Dal prato arriva la richiesta degli amici che vorrebbero sentire la canzone preferita dal ragazzo: A Place For My Head. Bennington e Shinoda si guardano per un attimo incerti, poi decidono di fare un fuori programma e accettano la richiesta. «Non abbiamo mai fatto una cosa del genere», dice Shinoda mentre sul palco si prende tempo per accordare gli strumenti e organizzare la performance improvvisata, «è un brano che non suoniamo mai».

Poi torna la normale scaletta, ma con un po’ di emozione in più: Waiting For The End, What I’ve Done e, in conclusione, Bleed It Out. Sono quasi due ore di concerto a un’intensità altissima e il lungo applauso dei fan è meritato. I musicisti si trattengono ancora un po’ fino a qualche minuto dalla mezzanotte. Ringraziano e lasciano il palco, che questa volta verrà smontato del tutto. Fino alla prossima estate.

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