Il ritorno in grande stile di Luca Carboni a Roma

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di Emanuele Mancini
Foto di Francesco Prandoni

Atlantico Live, Roma, 27 febbraio 2016. «Il futuro… è adesso!» Comincia con questa frase ripetuta e sparata dall’impianto, la data romana del Pop-Up Tour di Luca Carboni, un proclama che in questo preciso momento della vita dell’artista bolognese ha sicuramente più di un significato. Si riferisce forse al fatto che è arrivato finalmente il momento tanto atteso, quello del ritorno in grande stile (sulle scene, nelle classifiche e negli airplay radiofonici) o forse al fatto che quello che ci apprestiamo ad ascoltare è il Luca Carboni del futuro, che queste nuove canzoni rappresentano un importante cambio stilistico dal quale ripartirà una rinnovata e fortunata stagione per la sua carriera, chissà. Noi glielo auguriamo, e la parziale conferma alle nostre considerazioni l’abbiamo dal primo brano in scaletta, Happy, estratto dall’ultimo disco Pop-Up.

Carboni è felice e ringrazia il pubblico per quello che sta vivendo, lo fa con gli occhi, con il corpo, con la voce, quella voce potente e abrasiva che ne ha decretato il successo negli anni ’90 e che ancora sa graffiare, nonostante il tempo l’abbia segnata. È felice di essere ritornato nei club, davanti a un pubblico attento, un giusto mix di vecchi e nuovi fan, non il pubblico casuale delle piazze al quale era stato relegato per diversi anni da una produzione non proprio felice (l’ultima volta a Roma suonò in un centro commerciale). Via, il recente passato è cancellato con un colpo di spugna, Carboni è di nuovo un artista contemporaneo, è tornato ad essere un re nel suo piccolo reame fatto di amori, di giovani, di amanti e anche di sconfitte; è quello che ci chiede di amarlo ancora perché è sempre lo stesso, e noi lo amiamo se possibile più di prima.

I brani scelti per questo tour pescano in gran parte da Pop-Up e dalla prima produzione di Carboni fino a MONDO compreso, lasciando fuori, non a caso, i quattro lavori precedenti. L‘entusiasmo del pubblico è prevedibilmente esploso sulle mega-hit degli anni d’oro, come Le storie d’amore, Mare mare, dall’album Carboni del ’92, Silvia lo sai, da Luca Carboni dell’87 e Non è, da MONDO, ma anche sui brani dell’ultimo disco come Invincibili e Luca lo stesso, che sono diventate delle hit istantanee. Lo spettacolo è in bilico fra il revival di un Carboni del passato (costumi e scenografia non aiutano moltissimo a svecchiare) e la nuova immagine che il cantautore ha pensato per lui e la sua band intorno alla loro ultima fatica.

In questo senso il cambio di passo importante è stato dato dalle scelte musicali fatte nella realizzazione di Pop-Up: la conferma del produttore artistico, Michele Canova Iorfida (con il quale aveva lavorato in Fisico & Politico), che ha aggiunto alla poetica di Carboni un sound molto fresco e alla moda, e la scelta di farsi aiutare nei testi e nelle musiche da tre fuoriclasse dell’indie, autori dall’ottima penna, Manuele Fusaroli (notissimo produttore della scena indipendente) Tommaso Paradiso dei TheGiornalisti e Alessandro Raina (ex Amor Fou). È proprio di Raina la canzone che tutti aspettavano con maggior fervore, quella Bologna è una regola (scritta a quattro mani con Carboni) con la quale il cantautore ha aperto la tranche dei bis e che è già diventata un inno nazionale. Le conclusive Fragole buone buone – dal primo album …e intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film –e Vieni a vivere con me da Luca Carboni dell’87 sono due veri e propri regali per i fan della vecchia guardia e un messaggio a tutti i presenti: Luca Carboni è di nuovo sotto i riflettori ed è tornato per restare.

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