Mac DeMarco non impressiona a Milano: troppo studiato e alla moda per essere vero

Mac DeMarco

Tanta voglia di giocare e sonorità poco rifinite per Mac DeMarco, sempre a metà tra abilità e non prendere nulla sul serio. La recensione del concerto di Milano del 30 novembre 2014.

Circolo Magnolia, Milano, Mac DeMarco. Informazione di Wikipedia (versione inglese): i concerti di Mac DeMarco sono stati descritti come «feste sconce» e possono includere scherzi di cattivo gusto, nudità e atti osceni. Bilancio della serata al Magnolia: un rutto, l’imitazione di una voce molto maschia da spot tv, un paio di battute su un tizio con un membro notevole, una sigaretta accesa sul palco dopo l’invito a non fumare in sala, un invito all’ubriachezza generale e personale, una richiesta di funghetti allucinogeni al pubblico, un po’ di stage diving. E la riproposizione, non granché competente a dire il vero, della colonna sonora della Famiglia Addams («è il singolo del nostro prossimo album, uscirà tra un paio di mesi»).

E la musica? L’impressione è che Mac DeMarco sia soprattutto un abile compositore, molto a bravo a scrivere canzoni accattivanti, tanto svagate quanto solide. Viene da chiedersi: che impressione farebbero, suonate da musicisti più rifiniti? Perché quella suonata da DeMarco è una sorta di versione base, poco più che strimpellata. Sebbene resti il dubbio: non sarà anche questa una scelta precisa? La semplicità dell’esecuzione ben si accorda con l’atteggiamento cazzone del personaggio in scena. La mancanza di sofisticatezza potrebbe essere, a sua volta, un atteggiamento particolarmente sofisticato. E a questo punto bisogna rivolgere lo sguardo al pubblico.

È composto quasi esclusivamente di tipi hipster. Le prime file sono entusiaste (la hit più apprezzata è ancora Ode to Viceroy). Più in generale, i presenti rispondono con allegria, che si tratti del romanticismo di Still Together (con una sorta d’intermezzo rappato) e Let Her Go, dell’indolenza di Blue Boy o di pezzi più uptempo come Freaking Out the Neighborhood – tutti suonati con la stessa chitarrina dal suono giocattoloso. Il non prendere nulla sul serio è una caratteristica basilare della categoria hipster. Nessuno si scandalizza neanche per un encore a base di metal e hard rock pasticciato (cover di Metallica e Deep Purple): basta il casino, buttarla in caciara è il gioco. È così che si cerca di essere liberi. O di essere alla moda. E rimane da capire quanto resterà di Mac DeMarco e di tanta insistita leggerezza una volta passata la moda.

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