Macklemore & Ryan Lewis hanno molto da dire a Milano (anche troppo)

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Il duo hip hop del momento, Macklemore & Ryan Lewis, ha riempito il Mediolanum Forum di Milano di hit, scenografie stellari e lunghe chiacchierate. Ecco la recensione del concerto.

Mediolanum Forum, Milano, 9 ottobre 2013. Un certo tipo di hip hop italiano potrebbe imparare qualcosa dallo spettacolo con cui Mackelmore & Ryan Lewis hanno coinvolto tutto il pubblico del Forum di Assago, colmo fino all’orlo. Un sold out annunciato da tempo per la new sensation del rap d’oltreoceano, inizialmente programmato nel più piccolo Alcatraz ma spostato per l’enorme richiesta di biglietti. È chiaro che le produzioni americane abbiano la possibilità di investire su show che gli Mc nostrani possono solo invidiare, ma sono sicuro che si possa comunque ricavarne qualche interessante spunto.

Innanzitutto Macklemore, yankee di Seattle alto come una pertica, ha una presenza scenica devastante. Nonostante tutto quello che succede sul palco – coriandoli, ballerine e fiammate – è sempre lui ad essere al centro dell’attenzione. Non si tira indietro un momento, e trova pure il coraggio di improvvisare (?) una base di beatbox su cui fare freestyle, noncurante che «se poi sbaglio va tutto su YouTube». Quando poi si lancia nella sua Otherside – che campiona proprio la celebre hit dei Red Hot Chili Peppers ma qui viene eseguita a cappella –  tiene in pugno tutto il palazzetto senza problemi, esibendo anche un flow non comune. Non c’è poi la paura di portare sul palco musicisti che accompagnino il dj, e non la solita chitarrina spaurita.

Ryan Lewis – che ha prodotto, registrato, mixato, tagliato e cucito tutti i brani dell’ottimo album The Heist, e che live sta dietro i piatti – si porta dietro violino, violoncello, tromba e trombone proponendo una valida alternativa ibrida al classico rock-set. Lo spettacolo non può che guadagnarne. Ma soprattutto c’è la capacità di mischiare con efficacia una bella dose di ironia, i brani da dancefloor e la voglia di affrontare argomenti importanti. Succede così che nello stesso spettacolo convivano la super hit Can’t Hold Us, il miglior modo per dire “su le mani” nel 2013 ripetuta a grande richiesta nel bis, e Same Love che parla dei diritti delle coppie omosessuali in America. Succede che troviamo Macklemore sul palco vestito da messicano per White Walls o da parruccato re del fitness anni ‘80 per And We Danced, quando poco prima aveva raccontato dei suoi seri problemi di alcolismo.

Perché Macklemore parla durante i concerti, e parla tanto. Anche troppo, oserei dire. Quasi ogni brano è anticipato da un discorso che ha il grande pregio di raccontare la storia e coinvolgere emotivamente, ma inevitabilmente spezza il ritmo del live. Senza contare che molti bei brani vengono lasciati fuori dalla scaletta (Neon Cathedral, Make The Money, A Wake, giusto per dire i primi che mi vengono in mente) ed uscendo dal Forum si ha l’impressione che delle quasi due ore del concerto solo metà siano state riempite con la musica. I racconti di Ben Haggerty vanno dai suoi personali problemi di dipendenza a una lunghissima presentazione della band con tanto di focus (ironico) sulla carriera da gelataio di Ryan Lewis. Prende, commenta e indossa una striminzita giacca di pelliccia dal pubblico, giusto prima dell’ode ai mercatini dell’usato Thrift Shop, e racconta di improbabili cene con Snoop Dogg, Mariah Carey e Vin Diesel passate a parlar bene del pubblico italiano.

È un peccato che ci siano tutte queste pause, perché quando è la musica a comandare si scatena il delirio – anche per merito dell’imponente scenografia. Mentre si susseguono i brani Ten Thousand Hours, Crew Cuts, Life Is Cinema, e Wing$ (brano a cui nessun appassionato di basket può restare indifferente) accade di tutto sotto la tamarrissima scritta M&RL composta dai led: fumogeni, fiammate, fuochi d’artificio, palloncini, coriandoli, coriandoli e ancora coriandoli (sarà che forse, essendo l’ultima data del tour europeo, dovevano finire le scorte?). Dietro, un megaschermo trasmette bellissimi montaggi video a tema con le canzoni tranne quando viene coperto da una gigantesca bandiera italiana, mentre tutto intorno luci, coriandoli (ancora), scenografie e magliette della band, tributano il tricolore, in una smisurata captatio benevolentiae (ma possiamo anche chiamarla paraculata). Macklemore & Ryan Lewis hanno indubbiamente talento, la giusta dose di furbizia e molte cose da dire, ma l’impressione finale è che, se si concentrassero maggiormente sulle canzoni, a trarne vantaggio sarebbe in primis il pubblico.

AGGIORNAMENTO: Mi hanno giustamente fatto notare che il tricolore sfoggiato non è quello italiano ma quello irlandese, per il brano Irish Celebration, canzone estratta dall’EP VS. Redux del 2010. Mi sono fatto trarre in inganno dai colori delle bandiere molto simili e dalle maglie azzurre degli artisti sul palco, e chiedo scusa per aver dato un informazione sbagliata.

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