«Nessuno mai potrà dirmi di smettere». Il ritorno di Madonna a Torino

madonna-torino-19-novembre-2015-recensione
di Laura Ritagliati
Foto di Francesco Prandoni

Pala Alpitour, Torino, 18 novembre 2015. Code, code e ancora code. È la prima cosa che salta all’occhio arrivati al Pala Alpitour. Fan travestiti da suore, papi, preti e (più o meno) sosia di Madonna ingannano l’attesa inscenando coreografie e benedizioni. Sembra essere la soluzione migliore per stemperare l’inevitabile clima di tensione che si è creato attorno al concerto di questa sera, il primo dei tre – sabato 21 e domenica 22 i prossimi – che Miss Ciccone tiene nel capoluogo piemontese.

All’ingresso del palazzetto i controlli sono rigorosi come si era preannunciato. «Sembra quasi di andare in udienza dal Papa», esclama ridendo il mio vicino di fila. Paragone non casuale dato il calibro dell’artista in questione e vista la devozione nei suoi confronti dei migliaia di fan presenti questa sera. Madonna, una delle poche star internazionali (e americane in particolare) del music business ad aver deciso di non farsi intimorire dai tragici fatti accaduti a Parigi venerdì scorso. Una delle poche che ha deciso di proseguire il suo tour mondiale perché «vogliono farci tacere, vogliono farci stare in silenzio, ma noi non glielo lasceremo mai fare».

Lo show è preceduto dal dj set di «Mary Mac from New York City», che dalle 20.20 inizia a spingere con EDM bella pesante: sembra di essere alla serata del venerdì del Plastic, storico locale gay friendly di Milano. Noi tutti non sappiamo che per attendere l’arrivo di Madonna sul palco dovremmo pazientare (ancora) per quasi due ore. Si fa di tutto per ingannare il tempo: c’è chi balla, chi si concede una birra di troppo e chi chiede un ennesimo selfie a un pazientissimo Alvaro Morata in tribuna vip.

Sono le 22.15 quando sembra smuoversi qualcosa mentre viene alzata a mille Wanna Be Startin’ Somethin‘, celebre canzone del compianto re del pop Michael Jackson. Pochi minuti dopo si abbassano le luci e cala il gigantesco sipario rosso che copriva il palco. Un mega schermo trasmette immagini di una Madonna/Marilyn Monroe ingabbiata e in compagnia di Mike Tyson, special guest di questa clip d’apertura. Nel frattempo dei ballerini calcano il palco a forma di croce (con un cuore all’estremità finale) vestiti da samurai giapponesi. Let’s start the revolution. La regina del pop fa il suo ingresso in una gabbia calata dall’alto al grido di «Torino are you ready?». Lunghi capelli biondi, tacco 12 d’ordinanza e di nero (e trasparenze) vestita è accompagnata in scena, oltre dai numerosi (e bravissimi) ballerini, anche da una band che la sosterrà per tutto il corso dello show.

Nella prima parte della serata sono parecchie le provocazioni che mischiano sesso e religione, ormai diventate suo cavallo di battaglia. Come le ballerine che, (s)vestite da suore, ballano la lap dance su gigantesche croci/spade disseminate sul palco o la grande tavola che appare sulle note di Vogue, la quale sembra essere più un baccanale che un “omaggio” all’ultima cena di Leonardo. In questo delicato periodo storico vedere così tanti riferimenti religiosi, quasi sempre blasfemi, fa ancora più effetto, tanto da apparire un vero e proprio gesto di coraggio, anche se non per tutti condivisibile.

Dopo Body Shop Madonna si lascia andare a una (apparentemente) sentita dedica al pubblico presente. «Finalmente sono qui in Italia, la mia casa, il mio sangue». Sono tanti i momenti nei quali la diva dialoga, anche in italiano, con i suoi fan. La sua ironia pungente e il suo sarcasmo non hanno perso di smalto. L’intero spettacolo è suddiviso in atti – a ispirazione nipponico/orientale il primo, country americano il secondo, “spagnoleggiante” il terzo e generalmente più festaiolo il quarto – spezzato da degli intermezzi durante i quali  vengono trasmessi dei video clip, mentre i ballerini a turno danzano al centro della scena. In scaletta, ad accompagnare i brani dell’ultimo disco Rebel Heart, anche tanti successi  che hanno segnato la carriera di Miss Ciccone: True Blue, La Isla Bonita, Who’s That Girl, Music e un’inedita versione di Like A Virgin, introdotta dalle “dolci” parole di Madonna «Who wanna f**k the Queen this night?».

Due ore e mezza che sono state un sapiente mix tra un musical e un circo patinato più che un concerto vero e proprio. Provocazioni, sessualità, spiritualità, amore, balli e acrobazie hanno colorato l’interno del Pala Alpitour, lasciando fuori preoccupazioni e paure che attraversano queste giornate. Nonostante i 57 anni suonati e una voce non sempre al top, Madonna si riconferma la regina indiscussa del pop, capace di tenere sempre alto il livello dello spettacolo, perché come dice lei «don’t ever tell me to stop».

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