Perfetto Marco Mengoni a Milano. Anche troppo.

Marco Mengoni Milano 25 settembre 2013 recensione

Milano, Teatro degli Arcimboldi, 25 settembre 2013. Bravo, è bravo, non c’è che dire. Se ci fosse qualcuno che è ancora scettico su Marco Mengoni e pensa che la vittoria di Sanremo sia un exploi vada a vedere un suo concerto. Ha una voce e una tecnica davvero rare nel panorama nostrano attuale e non a caso l’hanno celebrato anche Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Mica due qualunque. E i complimenti valgono doppio per uno che ha cominciato a farsi notare con la vittoria di un reality.

Marco ne ha fatta di strada da X Factor, trasformandosi più volte. Un po’ sopra le righe con Re Matto, più riflessivo con Solo 2.0, raffinato e più maturo con  #Prontoacorrere e questo Essenziale Tour. D’altra parte, ce lo ha detto più volte e confermato anche quando lo abbiamo recentemente intervistato, ha bisogno di cambiare pelle spesso. Spigliato, a suo agio, in forma smagliante, Mengoni ieri sera si è impadronito del palco degli Arcimboldi – dove ormai è di casa – per far ascoltare tutti i pezzi del nuovo disco, sono state poche in scaletta le concessioni al passato. Forse un po’ emozionato all’inizio, da Spari del deserto (scritta per lui da Ivano Fossati) in poi si è scatenato, facendo uscire la versione più pazzerella e vitale di sé stesso che fino a quel momento era rimasta sopita sotto l’abito scuro e la folta barba che delineano il nuovo look. C’è stato anche il tempo per un simpatico siparietto in cui si è improvvisato attore per raccontare aneddoti comici e paradossali della sua vita da star (come non essere riconosciuto da un bodyguard che in occasione del concerto al Forum di Assago ha preteso il pass di riconoscimento per farlo entrare). La timidezza di cui non ha mai fatto mistero sparisce in un attimo quando si tratta di dialogare con il suo pubblico.

Ma c’è un ma in questa abbondanza di perfezione. Esco dal concerto e sento che qualcosa mi è mancato, qualcosa che si fa fatica a mettere a fuoco, perché tutto è stato ineccepibile. La voce? C’è. La presenza scenica? Ci sono margini di miglioramento, ma c’è. La musica? C’è, le canzoni dell’ultimo disco hanno un bel tiro e la giusta complessità, quell’essere così diverse tra loro garantisce un dinamismo difficile da trovare in altri concerti. Poi mi viene in mente una frase che lui stesso ha citato nel raccontare le scuse che prima di X Factor si è sentito dire quando gli hanno chiuso le porte in faccia. Sei troppo bravo, perciò non ti prendiamo. Ecco, forse è proprio questo il punto. Forse fila tutto troppo liscio e quel che passa poco – per esserci, c’è, basta scambiarci quattro battute per capirlo – è l’anima, quel fattore che per tanti suoi colleghi è ciò che li salva: magari manca tutto il resto – che invece lui ha – ma lo si può dimenticare in fretta se poi ti fanno arrivare quello che hanno dentro. Il dialogo che instaura con chi lo ascolta c’è, ma prende poco di pancia, potrebbe essere più forte. E a pensarci bene in questo senso i testi delle canzoni non aiutano. Accedono dei flash, illuminando dei frammenti di vita, ma non raccontano delle storie. Delle storie che, ascoltandole, puoi fare tue, delle storie che Marco condivide con te. Non bisogna per forza essere originali – tanti casi lo dimostrano: la verità è che tante volte un semplice sole-cuore-amore crea un legame più diretto, più forte con chi ti ascolta.

Forse sento questa mancanza, vuoi per i testi, vuoi perché forse il nostro deve ancora trovare il canale giusto per entrare in contatto con chi lo ascolta senza esserne un fan sfegatato. E’ un aspetto che mette in difficoltà molti, ma di solito si parte dal basso: lui invece parte dall’alto, non ha bisogno di lavorare su nessun altra componente del suo essere cantante, ha tutto e pure a livelli eccellenti. Forse siamo noi che non siamo mai contenti. Siamo sempre qui a dire che uno non ha voce, l’altro non ha tecnica, quell’altro ancora subisce troppo il palco o potrebbe fare meglio con canzoni più strutturate. E ora, che ci troviamo di fronte ad uno a cui non si può rimproverare niente di tutto ciò, non va bene comunque. Ma è proprio a partire dalla sua indiscussa bravura su tutti i fronti che vogliamo un Marco ancora migliore. Meno perfetto.

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