Marco Mengoni a Milano non ne ha (di nuovo) sbagliata una

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di Denise D'Angelilli
Foto di Cristina Checchetto

Mediolanum Forum, Assago (Milano), 6 maggio 2016. Il #MengoniLive2016 è uno show mozzafiato, di quelli che non ti aspetti. Non perché Marco Mengoni non sia un artista di ottimo livello, non perché non sia in grado di tenere il palco, ma perché ti catapulta in una produzione internazionale e in una macchina perfetta che forse in Italia vediamo troppo poco spesso. Quando a X Factor Marco Mengoni ha cantato Psycho Killer ricordo di aver pensato “oh, questo è bravo forte e farà strada”. Poi X Factor l’ha vinto, ma questo c’entra poco, e sono arrivate le ballate, Sanremo, e tutto ciò che conosciamo bene. L’aspetto interessante di Mengoni, però, è che racchiude perfettamente in sé entrambe quelle sfaccettature, infatti lo show si alterna tra la sua parte bianca e la sua parte nera, tra un brano acustico e uno in cui si scatena sculettando. Non c’è più il Re Matto ma c’è il Guerriero, un artista (finalmente) completamente consapevole delle proprie enormi capacità, sciolto, rilassato.

Due ore e un quarto di show in cui c’è davvero tutto. Inizio a bomba con Ti ho voluto bene veramente con Mengoni racchiuso in un cubo mentre sta immobile, posizione che non ripeterà più per tutto lo show. E non c’è modo migliore per partire del “così sono partito per un lungo viaggio”. Seguono una Non me ne accorgo rinnovata e Parole in circolo cantata all’unisono con i presenti. “Libero libero libero, mi sento libero”, e si vede Marco, fidati che si vede.

I brani più profondi sono introdotti da dei piccoli monologhi. Prima di Esseri umani la voce del cantante parla di famiglia, di coraggio, di valori, de “l’amore che ha vinto, vince e vincerà”, e quasi quasi agli esseri umani ci credo anche io. La canta seduto su una poltrona sospesa nel vuoto. Dove si vola all’inizio è irriconoscibile, con un arrangiamento completamente diverso, quasi a voler dire hey, io sono sempre lo stesso e non scorderò mai chi ero, ma sono cresciuto e sono cambiato. Il primo momento interattivo è arrivato: basta aprire l’app per ritrovarsi catapultati in un turbinio di luci intermittenti.

Per Pronto a correre Mengoni si presenta sospeso in aria e poco dopo atterra sul secondo palco, posizionato al centro del parterre. “Mi sembro James Bond”. è qui che sembra rendersi davvero conto di dove si trova, quando è più vicino ai suoi fan, al suo esercito, quando tutto intorno non c’è spazio per una singola persona in più. Il regalo per quei fan così agguerriti e innamorati arriva su Un giorno qualunque, quando scende tra la folla. Ritorna sul primo palco per I Got the Fear in cui non risparmia dei passi di danza, che gli costano però un paio di pantaloni. “Ne ho rotto un altro paio, capita quando ti diverti troppo” e mentre si va a cambiare “me se vede tutto” si sta cinque minuti buoni in attesa, ed è una sensazione strana, come quando a Natale devi aspettare che sia finito il pranzo per dover scartare i regali.

Il “la la la la la” di Freedom di Pharrell inizia a risuonare nel Forum ed è qui che si capisce di che pasta è fatto. La dedica alle donne perché “secondo me le donne l’hanno aspettata fin troppo la libertà!” E da donna mi viene da dire: grazie, e quanto hai ragione. Si torna per un momento nell’atmosfera intima già accarezzata in precedenza con Non passerai, cantata con l’accompagnamento del piano e delle due incredibili coriste donne. Siamo in dirittura d’arrivo ed è ora di far dimenticare al pubblico che sono già le undici di sera, e quale modo migliore della doppietta La nostra estate – Io ti aspetto. Coriandoli cadono dal soffitto, saltelli sul palco e sotto al palco, ringraziamenti, emozione, saluti di rito. Quando pensi che tutto sia finito Marco torna sul palco vestito da Guerriero e intona l’omonimo successo, anche se io personalmente il finale lo avrei lasciato alla festa di Io ti aspetto.

Le luci si accendono, il Forum inizia a svuotarsi, sugli schermi scorrono i nomi di chi ha lavorato duramente per far sì che lo show fosse perfetto. Poi, d’improvviso, a luci accese, Mengoni torna sul palco e si scatena con Kiss, doveroso omaggio a Prince. Ecco, ieri sera avete imparato un’altra lezione importante: non si abbandona subito la nave, un po’ come al cinema: alla fine dei titoli di coda, spesso, c’è la parte migliore.

Siamo ancora lontani dagli show internazionali, siamo lontani da Justin Timberlake, ma ci stiamo avvicinando velocemente alla meta. Ci stiamo abituando a un nuovo tipo di show, più moderno, più in linea con i grandi artisti che parlano una lingua diversa dalla nostra. Ci siamo abituando al 2.0, ai visual, all’importanza di avere una band. Ci stiamo arrivando anche noi, c’è Jovanotti, c’è Tiziano Ferro, c’è Cesare Cremonini, e subito sotto c’è lui, Marco Mengoni, che ormai non ha davvero niente da invidiare a nessuno.

 

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