Marco Mengoni al cinema, ma il protagonista è L’esercito dei fan

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Abbiamo assistito al film-documentario-concerto di Marco Mengoni, #PRONTOACORRERE – Il viaggio, osservando con grande attenzione le reazioni del pubblico presente in sala.
(foto di Roberto Panucci)

Milano, 6 novembre 2013. Non fatevi trarre in inganno dal titolo, il protagonista di #PRONTOACORRERE – Il viaggio non è Marco Mengoni. Non è neanche “il viaggio” in furgone per le strade della Sicilia alla vigilia dell’esibizione dello scorso 26 agosto al Teatro Greco di Taormina, durante il quale il Nostro racconta la sua storia, e neppure l’hashtag, onnipresente su tutti i nomi dei titoli di testa – non sia mai che qualcuno voglia twittare il nome dell’aiuto cameraman e si dimentichi il prezioso cancelletto. Il protagonista dichiarato di questo film-concerto è senza dubbio il pubblico di aficionados di Marco da lui stesso chiamati L’esercito, con affetto ma anche un po’ di rispettoso timore. Pubblico che oltre ad essere raccontato dallo schermo è anche presente in larga parte in sala, e le cui reazioni mi affascinano, sono franco, più di quello che viene trasmesso.

I seggiolini sono occupati in gran parte da donne, ma è difficilissimo stabilire un’età prevalente. Si va da una bambina di una decina d’anni accompagnata dalla mamma (o forse è la mamma ad essere accompagnata da lei, non sono sicuro) a una signora che sicuramente ha passato da un bel po’ la cinquantina (non cercherò di essere più preciso, tutti sanno che provare ad indovinare l’età di una donna è paragonabile ad un harakiri ben fatto). Dopo la presentazione in diretta, fatta da Giulio Golia, le immagini sono già per il pubblico del teatro siciliano. Per un attimo non capisco se le urla entusiaste o gli applausi vengano dagli spettatori presenti o dalle casse, ma poi mi rendo conto che in sala regna un religioso silenzio. Solo quando viene inquadrato per la prima volta Marco, nell’atto di salire sul palco, una ragazza sui trent’anni si lascia sfuggire un «oh, che bello». Mentre la voce fuori campo ripercorre l’anno appena trascorso, iniziato con la vittoria a Sanremo, appaiono immagini di Marco in furgoncino diretto verso Taormina, accompagnato dalla sua manager. Quando è il momento di una sosta fuori programma e del bagno al tramonto, la mamma commenta le immagini via cellulare e dà di gomito alla figlia sorridendo, ma lei la zittisce con un gesto della mano: non vuole farsi distrarre. Quando Mengoni racconta dell’incidente avvenuto con l’aereo prima dell’esibizione all’Eurofestival, le mani di tutti – tranne della signora over 50, che è impassibile – vanno alla bocca, in un gesto di preoccupazione, mentre si ride quando Mengoni presta, con molta ironia, il fianco all’imitazione che fa di lui Giovanni Vernia.

Uno dei passatempi preferiti della coppia di ragazze sulla trentina è una specie di “Dov’è Wally? 2.0″. Provano a riconoscersi e a cercare i loro amici ogni volta che le immagini inquadrano un gruppetto di fan, in particolare al concerto di Taormina, ma in generale sempre, come quando mostrano la folla raccolta sotto la sede di Radio Deejay, mentre la voce fuori campo ripercorre i momenti salienti dell’ultimo anno. La conferma che il pubblico è il vero protagonista l’abbiamo quando vengono mostrate le fasi di preparazione della coreografia del fanclub per il concerto siciliano del 26/08, organizzate come se fossero veramente un’operazione militare, con tanto di ruoli prestabiliti e slogan motivazionali. Ora è chiaro perché si chiamano “L’esercito”: sembra di assistere ad un’operazione dei SEAL volta a stanare qualche pericoloso terrorista, con stelle filanti al posto del C4 e fascette come elmetti. Il pubblico in sala – tranne la signora over-50 –  non può restare indifferente di fronte a cotanta devozione e gli occhi si inumidiscono.

Finalmente inizia il concerto, e su Pronto a correre alcune braccia si alzano al cielo scandendo «GRAZI-E-PER-AVER-MI-FAT-TO-MALE-NON-LO-DIM-EN-TICHEROOOO» e qualche temerario mette da parte le convenzioni sociali dello stare al cinema e se la canta con gusto. Le belle immagini del concerto sono intervallate da contributi da parte della band e dello staff, quasi come una forma di ringraziamento, ma l’esibizione ne risulta frammentata, così in molti approfittano del momento per aggiornare Twitter o per comunicare via WhatsApp con gli assenti, mentre la signora, che ormai ho preso a cuore, non si perde un fotogramma, come sempre impassibile. Le ragazze sulla trentina continuano a cercarsi tra il pubblico e fotografano lo schermo (what?!?). I brani più graditi sono La valle dei re e ovviamente L’essenziale; e qui non c’è storia, tutti la cantano a bassa voce, anche la signora over-50 che si rivela per la vera fan che è, la più attenta di tutte.

Ormai sono quasi le dieci e mezza e inizio a temere che la bambina di dieci anni si addormenti, e invece lei, nonostante l’occhietto stanco, non molla. Ma c’è ancora il collegamento in diretta e, anche se gli infedeli approfittano dei titoli di coda per dileguarsi, la maggior parte della sala non cambia neppure posizione. Prima dell’intervista Giulio Golia e Mengoni lanciano un regalo: sullo schermo scorrono autoscatti dei fan, presumibilmente precedentemente inviati. Giusto quando inizio a temere che li vogliano veramente mostrare tutti e sto per disdire i miei impegni per il resto della settimana, si torna alla diretta. Anche se nei volti delle ragazze, che ormai osservo con attenzione – rischiando una denuncia per stalking, tra l’altro – appare un po’ di delusione per non essere state mostrate, il buonsenso prevale. Dopo qualche domanda di rito e i dovuti saluti e ringraziamenti, le luci si accendono. Io applaudirei, ma invece tutti si alzano composti. I visi sono soddisfatti e sereni, ora molto distanti da quelli dei veri soldati, e mi arriva giusto una lamentela: «Certo che L’essenziale la potevano fare almeno un’altra volta, eh».

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