Mark Lanegan, concerto breve e svogliato a Milano

Recensione concerto Mark Lanegan Milano 15 luglio 2013

Mark Lanegan ha suonato nella splendida Villa Arconati di Bollate, Milano, ma purtroppo ha deluso il pubblico con un esibizione breve e svogliata. Ecco la nostra recensione.

Villa Arconati, Bollate, 15 luglio 2013. Ci sono due cose che non devono mai mancare in un concerto: La dignità dell’artista verso se stesso e la propria credibilità e il rispetto verso il pubblico. Sono due aspetti intrecciati tra loro e strettamente collegati, che non bastano a rendere un live di qualità, ma ne sono la base fondamentale, senza la quale tutto si sgretola, a prescindere da empatia, intonazione della voce, assoli di chitarra, acustica o altro. E dignità e rispetto sono esattamente le due sensazioni che Mark Lanegan a Villa Arconati di Bollate, vicino a Milano, non ha trasmesso in quella che era iniziata come una fresca e piacevole serata di luglio in attesa di un bel concerto.

Che il cantautore rock americano non fosse un mattacchione sul palco lo sanno tutti. Entra tutto vestito di nero, si piazza davanti al microfono di tre quarti, con una spalla più avanti, e snocciola le sue canzoni con voce ipnotica. Il copione è sempre più o meno lo stesso. Poche parole, qualche grazie tra una canzone e l’altra. Nient’altro. E fino a ieri era bastato, perché non sempre è necessario scatenarsi per entrare in sintonia con il pubblico. Fino a ieri però, perché c’è un limite a tutto. Un live non deve mai essere giudicato in base alla sua durata, ma c’è un confine che non può essere superato. E quel confine è far aspettare il pubblico quasi un’ora per poi suonare 55 minuti. Non uno di più, non uno di meno.

E non è neppure solo questo. Perché, complici appunto la piacevole serata e la location d’eccezione, nessuno era indispettito per il ritardo. Ma quella magia che avrebbe salvato l’esibizione, quella magia che in pochi riescono a trasmettere con la sola voce (e Lanegan ne è capace), non è intervenuta a rendere il concerto almeno un bel concerto. Difficile individuarne i motivi. E francamente poco importa. I live di Lanegan non sono mai stati delle maratone con il pubblico in delirio a lanciare oggetti sul palco e nessuno pensava che qualcosa di simile potesse succedere a Villa Arconati, ma neppure che il quasi cinquantenne Mark non riuscisse (o non volesse) superare un’ora di concerto. Peraltro un’ora che è parsa un compitino svolto controvoglia.

È un vero peccato, perché la scaletta era bella, ma la stessa voce di Lanegan non sembrava in gran forma. La performance è stata un po’ altalenante, con dei picchi su Phantasmagoria Blues e sulla cover Creeping Coastline of Lights (dai Leaving Trains), subito prima di un filotto finale ben riuscito. Quiver Syndrome, Harborview Hospital e Tiny Grain of Truth hanno chiuso il concerto, prima dell’unico bis con Methamphetamine Blues, durante la quale tutti gli spettatori si sono accalcati sotto il palco. La serata è finita con il pubblico a urlare inutilmente “Fuori”, nella speranza di convincere il cantante a prolungare l’esibizione, mentre i tecnici stavano già smontando gli strumenti. E questa immagine forse vale più di tutto il resto.

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