Onstage

Marracash e Guè Pequeno, il loro è un sodalizio umano prima ancora che artistico (e si sente)

Alcatraz, Milano, 31 gennaio 2017. “La mia tana è Milano” diceva una canzone dei Club Dogo di molti anni fa. E la tana di Marracash e Guè Pequeno è proprio la città della Madonnina. Sotto la sua ala sono cresciuti, hanno iniziato a fare il loro rap e questa è la loro alcova anche il 31 gennaio e 1 febbraio, le due date in programma in città per il loro Santeria Live Tour.

Santeria è il nome dell’album che ha consacrato la collaborazione tra i due, regalando loro più di un disco di platino e nuovi fan, anche tra i più giovani. La serata è speciale, lo sanno loro e lo sa il pubblico, che ha riempito la location fino a rendere la data sold out. Si tratta di una folla di tutte le età, dalla “vecchia guardia” che li segue sin dai tempi della Dogo Gang, alle nuove generazioni, che aspettano soprattutto le hit proprio dell’ultimo disco insieme. Quando due rapper flirtano con le classifiche ci si addentra sempre in un terreno difficile, un campo minato, ma i due sono sui palchi anche per provare che è possibile fare un rap “sofisticato nella sua ignoranza”, per citare Gué in una strofa di Salvador Dalì. Proprio questa canzone è una di quelle che apre il concerto, e il pubblico va già in visibilio, segno che Santeria ha saputo centrare il bersaglio. Del disco c’è tantissimo in questo live, non solo a livello di pezzi, ma anche sul piano dell’immaginario visivo: dietro ai due rapper scorrono i video delle canzoni, le scene del docufilm girato durante le registrazioni dell’album e tanti riferimenti e citazioni cinematografiche.

Marracash e Gué Pequeno sono in splendida forma: occhiali da sole d’ordinanza, tenuti per tutta la durata del live, cambi d’abito continui come le vallette a Sanremo e lingua sempre tagliente, sia durante i pezzi che nei momenti di pausa. All’Alcatraz assistiamo ad una serata tra due amici, due persone che si conoscono da anni e che sanno capirsi con una sola occhiata. Le gag e le frecciatine sono continue, intrattengono e fanno divertire il loro pubblico e c’è spazio anche per riaccendere qualche polemica con Fedez – a cui viene dedicato il pezzo Purdi – o con le sue colleghe protagoniste di Cantante italiana tratta sempre da Santeria.

Dal disco vengono estratti brani che infiammano il pubblico: i tormentoni Instalova e Scooteroni e altri più riflessivi, che richiamano alla mente le origini di Marra e Gué, come Quasi amici, Tony o Cosa mia. Su queste note si apre la seconda parte del concerto, durante la quale sono protagonisti singolarmente. Marracash incanta la folla con molti dei suoi pezzi più recenti – King del Rap, Catatonica, Rapper/Criminale e Sabbie mobili – peccato però che in questa parentesi in solitaria non facciano la loro comparsa i brani più vecchi del Principe della Barona. È poi il turno del Guercio, che non si lascia sfuggire l’occasione di far breccia sul pubblico con i suoi classici: Squalo, Mollami, Rose nere e Il ragazzo d’oro.

Hanno dimostrato ancora una volta quello che sanno fare, Marra e Gué, sia da soli sia (soprattutto) assieme, dando vita ad una combo esplosiva che si è riaccesa nel finale con uno dei brani più intimi di Santeria: Nulla accade, cantato dalla folla come un inno.
All’Alcatraz si è celebrato il successo di una collaborazione musicale, ma si è soprattutto toccata con mano la storia di un’amicizia diventata sodalizio artistico, la storia della “famiglia che ci si sceglie”. Il forte legame tra i due si è sentito sia sul palco che sotto ed è il motivo per cui Marracash e Gué Pequeno non temono critiche o giudizi: vanno avanti a testa alta, il pubblico li ha premiati e continuerà a farlo.

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Eleonora Gasparella

Foto di Elena Di Vincenzo

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