Il concerto dei Massive Attack a Milano è il più bel regalo che avreste potuto farvi

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di Laura Ritagliati
Foto di Arianna Carotta

Fabrique, Milano, 12 febbraio 2016. Non solo Sanremo. E per fortuna verrebbe da esclamare. Questo week end, infatti, non è solamente quello della finale del Festival della Canzone Italiana, ma è anche (soprattutto per alcuni) quello che vede il ritorno in Italia dei Massive Attack. A quasi due anni di distanza dal concerto all’Ippodromo del Galoppo di giugno 2014, i pionieri del trip hop sono saliti sul palco del Fabrique di Milano per il primo dei due concerti in programma nel capoluogo lombardo, tanto attesi da essere sold out già da mesi. La situazione viene resa bene dalla disperazione dei bagarini all’ingresso del locale, che ripetono come un mantra «comprobiglietticomprobiglietti».

Questo piovoso venerdì sera e i ragazzi inglesi che incontro sul tram che mi porta al locale, mi regalano l’illusione di trovarmi nella periferia londinese. A giudicare dagli accenti si intuisce la presenza di molti stranieri giunti qui questa sera per il duo di Bristol. Mancano pochi minuti all’inizio del concerto e i ritmi reggae, contaminati da suoni dubstep, scaldano i presenti che affollano il Fabrique in ogni angolo. Sono le 21.30 quando Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall fanno il loro ingresso sul palco, affiancati da una band di 5 elementi che li supporterà (in maniera egregia) per le quasi due ore di live. Prima in ordine di apparizione, tra le voci che accompagnano sul palco i due membri storici della band, Martina Topley Bird – presente anche nell’ultimo album dei Massive Heligoland – che apre la serata con Battle Box 001. 

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All’inizio il pubblico è abbastanza tiepido, incomincerà a “carburare” con Paradise Circus, quarto brano in scaletta e il secondo cantato dalla vocalist britannica. Ad alternarsi in scena con l’incantevole timbro di Martina nomi del calibro di Horace Andy (Girl I Love You, Angel, Splitting the Atom),  Deborah Miller (Safe From Harm, Unfinished Sympathy) e il trio di rapper inglesi Young Fathers (Voodoo in My Blood e He Needs Me). La setlist di stasera si rivela ricca di chicche, prima fra tutte Karmacoma, un vero e proprio flashback negli anni Novanta e che da sola, diciamocelo, vale il prezzo del biglietto del concerto. Il brano del 1994, contenuto nel secondo album dei Massive Attack Protection, è un gradito ritorno dal vivo (al concerto di giugno 2014 all’Ippodromo del Galoppo di Milano era stato il grande assente) che scioglie definitivamente le migliaia di persone presenti.

Quello di stasera è senza dubbio uno dei migliori concerti di inizio 2016, che riconferma il talento immutato dei Massive Attack, uno dei pochi gruppi che può permettersi tournée da tutto esaurito senza avere nuovi album in promozione. Più che uno spettacolo i presenti hanno vissuto un’esperienza multisensoriale, merito anche dei visual alle spalle del palco, che hanno trasmesso cifre e citazioni varie in bilico tra il concettuale, l’approfondimento e il provocatorio: si passa dalla crisi siriana – durante la serata era inoltre possibile fare una donazione a UNHCR a sostegno dei rifugiati – alle unioni civili («il Family Day costringe alla clandestinità»), fino al generatore di titoli di gossip (vince «Simona Ventura ringiovanisce ancora!»). Conclusione: il concerto dei Massive Attack è il più bel regalo che avreste potuto farvi in questo week end sanremese.

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