Massive Attack all’Alfa Romeo City Sound di Milano, rock psichedelico più che trip hop

Massive Attack Italia 2014

I Massive Attack si sono esibiti in concerto all’Alfa Romeo City Sound di Milano. Leggi la recensione dell’attesissimo show del 25 giugno 2014.

Ippodromo del Galoppo, Milano, 25 giugno 2014. Senza alcun album o pezzo nuovo da promuovere, Robert Del Naja e Grant Marshall fanno la loro comparsa all’Alfa Romeo City Sound. Dopo un’ora e mezza scarsa di concerto saluteranno tutti senza eseguire Karmacoma – dettaglio che ai più potrebbe sembrare una bestemmia. E dire che il riscaldamento a base di reggae contaminato da suoni dubstep aveva fatto pensare a un concerto “in levare”; niente di più lontano dalla verità. Il suono del collettivo di Bristol nel 2014 si avvicina molto di più al rock psichedelico ai limiti dell’industrial piuttosto che al trip-hop (sempre che nel 2014 il suddetto trip-hop esista ancora). E’ un’attitudine che i colleghi e connazionali Archive senza dubbio potrebbero apprezzare; magari una parte dei fan di vecchia data no, ma c’è da dire che se hai stile certe scelte te le puoi permettere senza farti tanti problemi. E poi gli anni 90 sono passati da un pezzo.

Ad accompagnare i due membri storici della band (Mushroom se n’era andato dopo il tour di Mezzanine, e Neil Davidge – il suo sostituto in fase di produzione – preferisce lavorare nell’ombra) ci sono un bel po’ di musicisti e delle voci che non passano inosservate: Martina Topley Bird (storica collaboratrice di Tricky che ha prestato il suo incantevole timbro ai Massive nell’ultimo Heligoland), Horace Andy (il giamaicano anche noto come Sleepy, uno degli artisti più rispettati del roots reggae) e Deborah Miller (colei che ha avuto lo scomodo compito di cantare live i pezzi registrati in studio da Shara Nelson, ovvero Safe From Harm, Daydreaming, Lately e Unfinished Sympathy). E’ chiaro che quando nella tua discografia compaiono nomi tipo Tracey Thorn, Sinead O’Connor e Damon Albarn è meglio farsene subito una ragione e dimenticarsi di poterli avere con te live: un motivo più che valido per bypassare pezzi come Protection, Better Things e Special Cases (per citarne tre).

Intanto la bravissima Martina strappa applausi con la sua interpretazione di Paradise Circus (la voce in studio era di Hope Sandoval dei Mazzy Star) e non fa rimpiangere Elizabeth Fraser (dei Cocteau Twins) in una versione di Teardop che cita apertamente (e meravigliosamente) The End dei Doors, soprattutto con i piccoli solo di chitarra che intervengono tra una strofa e l’altra. Presta anche un suo pezzo (Poison) alla causa dei Massive Attack, reinterpretandone la melodia e inserendolo in un contesto totalmente diverso rispetto alla versione originale. Andy si esibisce con disinvoltura nella sua Girl I Love You, mentre non si capisce se faccia apposta a dimenticarsi la prima strofa della hit Angel, riprendendosi comunque nel corso del pezzo. La Miller – come da copione – convince con le classiche Safe From Harm e Unfinished Sympathy.

Se la serata dell’Ippodromo è stata da ricordare gran merito va anche ai visual, che giocano tra il concettuale e il provocatorio con cifre e citazioni varie: c’è spazio per discorsi in codice binario, marchi famosi mandati a loop, dati riguardanti prescrizioni mediche, confronti tra budget di famosi videogame e spese di guerra, criptici dialoghi tra soldati in azione e messaggi (ordini?) di libertà e giustizia. L’apice lo si raggiunge con Inertia Creeps, quando sugli schermi alle spalle della band compaiono (rigorosamente in italiano) recentissime notizie di dubbio interesse: dal morso di Suarez a Chiellini alla rissa provocata da Mannarino, da dichiarazioni di personaggi dello spettacolo a promesse di stampo politico. Improvvisamente questi “tweet” vengono interrotti da freddi confronti universali come “Libertà Vs Sicurezza”, “Democrazia Vs Capitalismo”, “Gente Vs Confini” e soprattutto “Musica Vs Industria”; niente di nuovo o profondissimo, ma è apprezzabile il tentativo di ricordare che ogni tanto su queste cose è bene rifletterci – perché no, anche durante un momento di svago come un concerto.

E’ in questo momento che lo show si interrompe; è qui (durante il bis) che ti aspetti Karmacoma. E invece arriva la già citata Unfinished Sympathy, ma dopo Splitting The Atom riparte la musica reggae dell’apertura, segnale inequivocabile della fine della serata. Questa sera ai Massive Attack è girata così: prendere o lasciare. Personalmente, prendo.

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