Massive Attack a Milano, promossi ma con riserva

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di Silvia Marchetti
Foto di Arianna Carotta

Assago Summer Arena, Milano, 23 luglio 2016. Senza Martina Topley-Bird è tutta un’altra storia. Sì, perché se in conseguenza della sua assenza in scaletta non trovi molte delle canzoni-simbolo dei Massive Attack, proprio quelle che ti hanno smosso l’anima almeno un centinaio di volte e non vedi l’ora di riascoltare dal vivo, un po’ di veleno nel sangue ti entra. Ci resti male, è inevitabile. Ieri sera, sul palco dello Street Music Art, Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall sono saliti sul palco meneghino, a differenza dello scorso febbraio, senza di lei e la sua mancanza si è sentita. A risentirne, come detto, è stata soprattutto la scelta dei brani, non lo spettacolo. Hanno suonato una dozzina di brani, pescati dal loro magico repertorio, da Blue Lines del 1991 all’ultimo progetto Ritual Spirit, lasciando tuttavia il pubblico con l’amaro in bocca, orfano di capolavori come Karmacoma, Teardrop, Butterfly Caught.

Certo, lo show messo in piedi dalla formazione di Bristol, punto di riferimento del genere trip hop, è stato comunque formidabile: i tanti presenti hanno ballato e si sono emozionati in svariate occasioni, stregati dall’intensità dei testi e dalla potenza della musica. Una performance, dunque, impeccabile, come lo era stata lo scorso inverno, durante l’ultimo passaggio dei Massive Attack in Italia: grandi effetti visivi ottenuti grazie a un imponente sistema visual fatto di led, proiezioni di immagini suggestive (spaziando con disinvoltura da Selena Gomez all’Isis), lancio di messaggi importanti e rigorosamente attuali (legati alla Brexit ma anche agli ultimi attentati di Nizza e di Monaco).

Insomma, i Massive Attack non deludono dal punto di vista scenografico, vocale e strumentale, riuscendo sempre a creare quelle atmosfere cupe e avvolgenti dalle quali non puoi che restare coinvolto, quasi ipnotizzato. Peccato che l’effetto ieri sia durato poco più di un’ora, tanto si è protratto il live. Un paio di canzoni in più non avrebbe guastato la festa. Le grandi escluse? Dalle già citate Karmacoma e Teardrop, passando per Special Cases e Paradise Circus. Lo spettacolo andato in scena ha imboccato un’altra strada rispetto ai concerti di inizio 2016, proponendo una setlist inaspettata, che ha spiazzato i presenti. Pezzi comunque piacevoli e di spessore, come la folle Risingsong (con un finale da brividi), la delicata Safe From Harm, l’infinita Future Proof, oltre a Inertia Creeps (un viaggio senza ritorno tra ritmi indiavolati), Pray For Rain, e Ritual Spirit, con Azekel protagonista assoluto. Elettrizzante United Snakes, commovente Angel, così come Girl I Love You, misteriosa come non mai, pezzi impreziositi da un’incredibile prova vocale di Horace Andy (costretto sulle stampelle a causa di un infortunio).

Splendida Deborah Miller, che ha fatto il suo ingresso come vocalist per deliziare il pubblico nella seconda parte del concerto, intrecciando le note e le parole di Unfinished Sympathy, potente, sofisticata, a tratti surreale. Bella, davvero. Sicuramente, dopo Angel, il momento più forte e intenso della serata. Una canzone speciale, nell’arrangiamento come nella sua messa in scena, accompagnata da decine di immagini in cui emergono i volti segnati di uomini, donne e bambini, di terre e di culture lontane. Persone, con occhi e cuori uniti in un grande abbraccio, al grido di “Siamo tutti in questa situazione insieme”. Contro l’intolleranza, l’odio, l’indifferenza. Contro ogni tipo di guerra e di violenza. Una delle tante piccole, grandi battaglie che i Massive Attack portano avanti ormai da anni con le proprie canzoni, con un impegno costante a livello artistico e sociale.

 

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