Max Gazzè agli Arcimboldi di Milano, che fatica stare seduti!

Max Gazzè recensione concerto Milano 10 dicembre 2013

La sera del 10 dicembre 2013, Max Gazzè ha porta a Milano il tour Al teatro sottocasa. Il teatro esalta i brani dell’artista romano, ma fa soffrire il pubblico. La recensione del concerto. (Foto di Francesco Prandoni)

Teatro degli Arcimboldi, Milano, 10 dicembre. Max é un artista poliedrico. Ogni volta, ti lascia la sensazione del what’s the next?, tra timpani e papille gustative. L’ho visto questa estate al Carroponte e ammetto che – forse per la sua anima vivace – ero molto incuriosita di assistere alla data meneghina di questo Al teatro sottocasa. Il Teatro comporta una situazione intima. Non ci sono fiumane di gambe che scalciano, transenne, paninari improbabili, venditori ambulanti.

Appena varcata la soglia del teatro ho lasciato andare un sospiro pensando alla dimensione rock che, credevo, fosse andata a farsi benedire. L’Arcimboldi si riempie dinamicamente di fan “Gazziani” di vecchia data, puristi della prima ora e nuove leve. Fuori, una coltre di nebbia e un gelo che ti sala nell’anima, in platea, il calore di quel brusio fatto di persone in attesa dell’artista romano. Il 2013 è stato indubbiamente un grande anno per Max Gazzè, un album e un tour estivo che ne hanno sottolineato la valenza musicale, come se ce ne fosse ancora bisogno.

Seduta sulla mia poltroncina, inizio a girare la testa prima a destra poi a sinistra. Lo ammetto, mi sono sentita scomoda, sono quella da concerti in parterre. Per ingannare il tempo ho snervato la mia vicina di seduta con domande sul perché e per come si trovasse lì. «Ho iniziato ad ascoltare Max in seguito a un intervento – mi ha raccontato – passavo il giorno ad ascoltare musica nella struttura riabilitativa dove mi trovavo. Alla radio trasmettevano spesso Sotto casa. Ne rimasi incuriosita e ho iniziato a seguirlo». Sotto casa è l’album- e il brano – che ha nuovamente legittimato il posto dell’artista romano all’interno della musica italiana. Il concerto però non si limita a questo. Max fa una panoramica musicale dei suoi successi: da Quel che fa paura a I tuoi maledettissimi impegni. Continue virate di generi e stili in quella scaletta scombinata, dove un minuto prima stai cantando Cara Valentina e un secondo dopo atterri morbidamente su Mentre dormi. Saliscendi umorali e di atmosfere dove il filo conduttore sono la voce dell’artista romano – riconoscibile a priori – e il suo basso tra le dita, che a tratti sembra parlare. Gazzè è uno dei migliori bassisti in Italia, questa cosa è stata incisa ovunque.

Al teatro sottocasa è un concentrato di rock, jazz e intermezzi comici. Il Quartetto Euforia miscela con sapienza i momenti di cui si compone questo spettacolo, da Vivaldi a Lady Gaga, in un tripudio di archetti lanciati in aria. Nell’epoca del suono elettronico e digitale, Max sterza il volante a favore del gusto per la musica suonata, quella di tastiere, chitarre, tromba, archi, batteria e il suo fidato basso. Nell’epoca del “commercialismo” – mash up tra commerciale e consumismo – dove a fare il prezzo sono spesso i testi, Max sventaglia brani mai banali fatti di incastri di parole semplici e dal sapore inusuale. Lo ammetto, la dimensione teatrale, se paragonata alla data estiva, penalizza il pubblico. Il teatro regala un ambiente intimo, un tepore domestico (come si vede anche dalle foto). Il teatro sottrae dinamismo ai corpi, che se ne riappropriano nei lunghi applausi al termine e nel mezzo di ogni canzone. Uno scrociare di dita. Le persone accorse sembrano bombe a orologeria, e proprio su Sotto casa il countdown ha segnato la fine. I loro piedi hanno iniziato a muoversi. Le gambe si sono impadronite del teatro. Ed ecco la gente che salta, balla, canta, perché è questo il concerto che – peccando di presunzione – piace un po’ a tutti.

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