Max Gazzè al Carroponte, spensieratezza e concretezza

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Max Gazzè in concerto è oramai una garanzia. Non ha fatto eccezione la data che il cantautore ha tenuto al Carroponte di Sesto San Giovanni (Milano), serata intensa e senza pause davanti a un pubblico delle grandi occasioni. Ecco la recensione dello show.

Sesto San Giovanni (Milano), Carroponte, 19 luglio 2013. Come si fa a non volergli bene? Sale sul palco con quel suo fare che non si capisce mai se sia timido o alieno, la faccia simpatica e un cespuglio di capelli del quale detiene il copyright, ben prima di Caparezza e Giovanni Allevi. E poi suona. Suona davvero bene. E canta, altrettanto bene, le sue canzoni. Quei pezzi profondi e scanzonati, romantici e irriverenti, potenti e delicati, che fanno saltare e cantare tutto il pubblico presente. Due ore senza pause per dimostrare che la buona musica italiana, dal vivo e di qualità, c’è e merita di essere ascoltata. E poi come si fa a non voler bene a uno che di questi tempi mette in vendita i biglietti a 15 euro? E non a caso, in un piacevole venerdì sera di metà luglio, il Carroponte è pieno.

Max Gazzè è un cantautore, uno dei migliori della sua generazione, per la capacità di unire i bei testi a una musica che in pochi hanno saputo introdurre nel cantautorato italiano. Max Gazzè, soprattutto, è uno che sul palco rende, e questo in fondo è quello che conta. Una delle sue ultime performance milanesi era stata all’ex manicomio Paolo Pini, in zona Affori. Un diluvio si era scatenato quella sera, ma lui, dopo una breve pausa per mettere in sicurezza il palco, aveva continuato a suonare. E il pubblico era rimasto lì in attesa, a cantare. Sono quelle cose che segnano la differenza tra chi sul palco ci va perché vuole trasmettere qualcosa, perché crede in quello che sta cantando, e chi ci sale perché ormai nella musica i soldi si fanno così, e non vendendo i dischi, mentre pensa già a quando ne scenderà.

Ecco perché quando si va a sentire Max Gazzè si va sul sicuro. E il concerto del Carroponte non ha fatto eccezione. Anzi, è riuscito particolarmente bene. Del primo fattore (il cantante) si è già detto, ma poi bisogna sottolineare la vicinanza e il calore del pubblico e la location, una tra le più suggestive a Milano, nello scheletro metallico del Parco archeologico industriale della Breda. Gli ingredienti c’erano tutti e l’amalgama è stata perfetta. Un concerto intenso e divertente da vedere e ascoltare.

Si inizia con due brani dell’ultimo album, E tu vai via (mentre sugli schermi scorrono immagini di galassie) e La mia libertà. Poi subito l’intrusione di uno dei suoi primissimi successi, Vento d’estate, cantata da tutto il pubblico, prima di A cuore scalzo. È il momento de Il timido ubriaco, molto applaudita e di L’amore pensato, con sonorità particolarmente convincenti e un’intro di basso molto bella (non sarà l’unica della serata). Proprio questa è una delle peculiarità di Gazzè. Essere un eccellente musicista e arrangiatore. Oltre che essere un bassista, lo strumento a volte meno considerato, ma più importante soprattutto nei live, perché fondamentale per dare ritmo e tempo a tutti gli altri.

La serata procede veloce con brani di tutto il repertorio, da Annina (che per un piccolo problema tecnico viene prima recitata da Max insieme al pubblico e poi cantata) alla nuova I tuoi maledettissimi impegni, che dal vivo ha una forza sorprendente. E mentre sul palco sale il quartetto d’archi Euforia, c’è spazio per i grandi successi come Il solito sesso, per perle come Edera e per i brani più vecchi come Contro un’onda del mare (1996), per una scaletta che non si lascia mancare nulla. Nel finale, dopo un’intensa Colloquium Vitae, c’è spazio per tutti i registri.

Prima Cara Valentina, come sempre allungata ad libitum, poi una breve intro con un simil prete vestito di rosso e un intero complesso di dodici ottoni lascia spazio a Sotto casa, che dall’ultimo Sanremo è già diventata un grande classico. Il pubblico che canta, salta e batte le mani all’unisono. Max esce e rientra, mentre i fiati suonano la sigla della serie tv Chips, ed è la volta di Mentre dormi, splendida canzone tratta dal film Basilicata coast to coast «del mio amico Rocco Papaleo». La chiusura è per le amatissime La favola di Adamo ed Eva, accompagnata da un assolo di basso che dimostra ancora una volta le qualità del Gazzè musicista, e Una musica può fare. Cosa? Generare felicità, sopra e sotto il palco, in una sera di mezza estate.

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