Max Gazzè a Roma, non solo un concerto ma una festa (nel vero senso della parola!)

recensione concerto max gazze roma 5 luglio 2013

Il Sotto Casa Tour di Max Gazzè ha fatto tappa al Rock In Roma il 5 luglio 2013, dove il suo pubblico lo ha accolto nel migliore dei modi, tra vecchi successi e i brani dell’ultimo album. Ecco la recensione del concerto.

Ippodromo delle Capannelle, Roma, 5 luglio 2013. Tra torte, candeline, street band, archi e distorsioni, la tappa romana del Sotto Casa Tour al Rock in Roma era una festa, non solo per modo di dire: il concerto all’Ippodromo delle Capannelle è stato uno spettacolo oltre che il compleanno di Max Gazzè. Quale modo migliore di festeggiarlo se non sul palco della sua capitale? Sotto casa, appunto.

Sarà quel volemose bene che schizza dai pori di chi canta i suoi pezzi, quell’intimità, quell’eleganza nel dirigere il suo pubblico come fosse un maestro alla Scala, sarà quel saper cantare l’amarezza con la giusta ironia: al Rock in Roma Max Gazzè ha dimostrato ancora una volta la pasta della vecchia old school romana. L’ingranaggio della serata si attiva con l’eccentrica ironia delle palermitane Iotatòla, si ingrana con la delicata magia di Ilaria Graziano e Francesco Forni, per prendere poi una piega un po’ monotona con la poco coinvolgente performance de Il Cile.

Gazzè ci porta direttamente sulla luna: comincia con Questo Forte Silenzio, subito seguita da una doppietta di brani del nuovo disco (La Mia Libertà, E Tu Vai Via), per poi tornare indietro, al 1998, con una versione piena di incursioni elettroniche di una classica Vento D’Estate, così burlescamente introdotta« “Avrei voluto invitare sul palco un carissimo amico con cui ho diviso diversi anni della mia vita, cantando insieme un brano che si intitola “Vento d’estate” ma purtroppo è a Rimini, non so se a suonare o a fare il tricheco di mare…ma è come se fosse con noi!». Max vola tra passato e presente e scherza come di consueto con wah wah e riff sornioni: sfrecciano veloci in A Cuore Scalzo, Il Timido Ubriaco, L’amore pensato, Annina, L’uomo più furbo del mondo e soprattutto l’intensa L’origine del mondo, che vede la partecipazione dell’effervescente Quartetto Euphoria a cui, a poco a poco, si uniranno anche Clemente Ferrari (tastiere e synth) e Dedo (trombone) per allestire qualcosa di fascinosamente energico.

C’è poi il Gazzè uomo di spettacolo: dopo l’anteprima del videoclip di I tuoi maledettissimi impegni offre un piccolo assaggio del suo basso virtuoso, simula un suono del telefono, sorride d’intesa con il pubblico e passa la palla a Il Solito Sesso. C’è la potenza espressiva di un autore alto ne Il Bagliore Dato a Questo Sole, cantata a squarciagola, che esplode in un rock sanguigno che sfocia poi in Colloquium vitae. C’è il sapiente uso orchestrale della formula-quartetto, come nei delicatissimi archi che si dipanano ne L’ultimo cielo. Ci sono nuovi arrangiamenti: Cara Valentina va in loop fino ad esaurimento energia, fino a quando Gazzè non comincia a stravolgerla in una più che apprezzata versione pseudo-reggae. Finché a un tratto “Fratelli, sorelle, alzate le mani al cielo, natali Gazzè maximum est!” dice un tizio con una tunica rossa. Dietro di lui si dispone la P-Funking Band che contribuirà massicciamente ad una scatenata Sotto Casa.

Siamo quasi a 2 ore di concerto. Fuori i vigili già minacciano esposti. Mentre Dormi, La favola di Adamo ed Eva. Dal pubblico parte una canzone di buon compleanno ma mancano ancora 3 minuti a mezzanotte. C’è da suonare ancora l’ultimo pezzo, l’irrinunciabile Una Musica Può Fare, con cui giungere all’apoteosi. Gli archi imperversano, la P-Funking Band scalpita e salta, la violoncellista si alza e si avvicina a Max in una sorta di sfida. Tutti in piedi, tutti in crescendo, e Max conclude lanciando la chitarra ad un assistente sul palco. Ma è una festa, si diceva… ed ecco infatti spuntare una torta davanti al neo 46enne che spegne le candeline e  ringrazia tutti, ma proprio tutti. E decide di farsi anche un regalo-esperimento: “Facciamo Sotto Casa, però la cantate solo voi!”. É di nuovo festa. Poi un inchino collettivo con tutti i musicisti sul palco. C’è ancora chi lo fa. É uomo d’altri tempi, lui.

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