Con ironia e semplicità, Max Pezzali fa cantare tutta Milano

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Un concerto memorabile quello di Max Pezzali a Milano, con una scaletta fortissima e tanti ospiti. Compreso il più atteso di tutti. (foto di Francesco Prandoni)

Forum di Assago, Milano, 18 novembre 2013. Facciamo un gioco: proverò a raccontare la data milanese del concerto di Max Pezzali senza mai usare parole come “generazione”, “generazionale” e derivati. Facciamo finta che sia come il gioco da tavolo Tabù.

Bisogna partire da Max. Max sul palco è come il titolo della canzone che apre il live: inadeguato. Cappellino, felpa e jeans, esattamente come te lo aspetti (guarda qui la gallery). L’amico di sempre. Ma è incredibilmente a suo agio, ed essendo consapevole di non essere un animale da palcoscenico, sfrutta la cosa a suo vantaggio. Il suo approccio è di una sincerità disarmante, non si risparmia niente e si prende gioco di quelle stesse meccaniche che costituiscono il cuore del concerto. Di fronte all’energia con cui il pubblico spontaneamente canta il ritornello sull’intro di Nessun rimpianto, si toglie il cappellino, guarda il tastierista e dice «mi hanno spettinato». Alla fine di Come mai si rivolge gli spalti e confessa «però l’avete cantata di più voi», ridendo. Persino quando parla di un argomento serio come la sindrome di Kawasaki che ha colpito il figlioletto non riesce a non sdrammatizzare con una battuta («è un problema se sei da sempre appassionato di Harley-Davidson») riuscendo nell’impresa di non appesantire l’atmosfera. Scherza anche raccontando che non vorrebbe che suo figlio cantasse Rotta x casa di Dio per via di tutte quelle parolacce, e io non posso fare a meno di ricordare quando ascoltavo quella canzone da piccolo e abbassavo il volume per paura che i miei genitori mi sgridassero per quei “stiamo andando a fanculo” e “siamo teste di cazzo”. Certi problemi rimangono gli stessi anche se cambiano le gener… le età. E poi ci vuole una bella dose di ironia per sparare in aria migliaia di banconote da diecimila lire fasulle con scritto “Coundeca” e il proprio faccione ammiccante al posto di quello di Alessandro Volta.

Max Pezzali Milano recensione conundeca

Il pubblico è vario, si parte dai bambini e si coprono tutte le età, ma le presenza più consistente è certamente quella della gener…  ehm, dei trentenni. Chi, insomma, è cresciuto con le musicassette degli 883 nel walkman. E la gioia nell’aria è palpabile, ad ogni hit parte un boato, gruppi di amici si battono pacche sulla schiena, le coppie si abbracciano, e tutti insieme si canta a squarciagola. Durante Gli anni non sai se sono più gli accendini accesi o i telefonini che riprendono, ma l’atmosfera è comunque magica.

La scaletta è il cuore dello spettacolo. Perché se hai vent’anni di canzoni impresse a fuoco nella memoria della gente non può essere altrimenti. Pezzali è bravo a dosare vecchie hit con i nuovi brani, ma è innegabile che l’accoglienza riservata a quelli del periodo 883 sia devastante. Ogni persona presente canta quelle canzoni come se volesse perdere la voce stasera stessa. Non c’è alternativa, per quanto tu ti possa sforzare arrivi al massimo al sesto pezzo, dopo di che la tua voce si unisce al coro, che tu lo voglia o no. Come deve andare, Nessun rimpianto, La dura legge del gol, La regola dell’amico, Tieni il tempo. Di Nord Sud Ovest Est ne parliamo dopo. Per lasciare fuori il meno possibile c’è anche il medley-karaoke-romanticoneria prima della fine. Queste canzoni hanno segnato più di una gener… ehm, vari tipi di persone, e ne conosciamo le parole a memoria da prima ancora di capire in che modo la pubblicità potesse uccidere l’uomo ragno. Ora lo sappiamo, ma l’emozione non cambia.

La band è presente sul palco e affiatatissima. Dirò solo che cantavano le canzoni anche loro, anche se non avevano i microfoni vicino. Poi ci sono stati gli ospiti. Anzi, i “fratelli” come li ha definiti Pezzali alla fine. Oltre a Dj Shablo che ha riempito le frequenti pause con dei mega-mix dei brani lasciati fuori scaletta, dietro ai piatti è passato anche Don Joe per Il presidente di tutto il mondo. Emis Killa canta la sua strofa in Sei fantastica e sancisce il passaggio del testimone tra Max e la nuova gener… scena hip hop. J-Ax si fa la doccia di applausi per il finalone di Sempre Noi. Ma il momento speciale è solo uno. Durante Sei un mito alle spalle di Max trasmettono il video originale, e alle immagini del Repetto ventenne che si dimena con il giubbotto di pelle il forum si riempie di speranza. Infine il momento tanto atteso: durante Nord Sud Oves Est il vero Mauro Repetto, in carne, ossa e zazzera, sale sul palco e duetta con Max. Che i fratelli Gallagher, Slash e Axl, Morrisey e Johnny Marr si mettano l’anima in pace, la reunion più attesa di sempre è appena avvenuta sotto i nostri occhi. Per tre minuti Max Pezzali e Mauro Repetto che saltellano insieme cancellano gli ultimi vent’anni e fanno ringiovanire almeno tre generazioni. Eh si, alla fine l’ho detto.

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