Con Pezzali si torna negli Anni ’90 senza (più) vergognarsi di come eravamo

max-pezzali-roma-29-giugno-2016-recensione
di Arianna Galati
Foto di Roberto Panucci

Auditorium Parco della Musica, Roma, 29 giugno 2016. Astronave Max Tour 2016 – Summer Edition comincia con un pienone notevole in una location difficile e acusticamente perfetta come la Cavea dell’Auditorium, uno di quei posti dove se sbagli una nota si sente nitidamente. Ma Max Pezzali non si fa intimorire e regala alla Capitale un concerto emotivamente intenso, dove le sbavature non emergono per la compattezza della performance.

Un concerto solido, pulito, senza grandi pretese ma pieno allegria, una specie di festa con un pubblico più che affettuoso. I brani di Max appartengono totalmente alla gente e il provinciale più famoso d’Italia – nell’accezione positiva del termine – fa di tutto affinchè le voci si liberino verso il cielo. È questa la caratteristica principale dei concerti di Pezzali: canti tutti i pezzi anche se li conosci a malapena, anche se hai fatto il possibile per evitarli in radio, anche se non sei un fan. Perché almeno una volta nella tua vita (come scrisse qualcuno), le sue canzoni ti hanno rappresentato.

Se l’inizio è trattenuto dalla compostezza del riscaldamento, è Rotta per casa di Dio a sciogliere gli indugi. Il pubblico si precipita verso le ringhiere delle gradinate e sotto il palco, incurante dei posti assegnati. Pezzali conosce i suoi cari e non si risparmia, offrendo il gioiello più bello della sua discografia con un siparietto che ricorda il suo periodo da giudice di The Voice: fa girare il pubblico a dargli le spalle e lo sfida a riconoscere le note della canzone che presenterà. Ma bastano i primi accordi perchè tutti si accorgano che si tratta de Gli anni. Evocare “gli anni del qualsiasi cosa fai, gli anni del tranquillo siam qui noi” è un modo perfetto per far commuovere tutti. E tutti si commuovono. Max canta col pubblico mentre sventolano magliette con il logo degli 883 e sul maxischermo scorrono immagini di Beverly Hills 90210, Stand By me e Ritorno al futuro.

In termino di scrittura, Gli anni è il punto più alto della carriera di Max Pezzali, quasi 25 anni di lavoro autentico e al riparo dalle mode. Non ha mai fatto o voluto fare il passo più lungo della gamba, issando la celebre provincia e l’aria (ma solo l’aria) da sfigato a glorioso vessillo. L’affetto del pubblico esplode quando, durante La dura legge del gol, sugli schermi passano spezzoni della recente partita tra Italia e Spagna a Euro 2016. Anche Come deve andare si segnala tra i punti migliori del concerto, soprattutto quando Max regala il suo cappellino ad un ragazzo del pubblico, stringendo le mani di chi sta in prima file.

«Questa amicizia che ci state dando si sente tutta, quindi vi vogliamo dedicare una canzone» annuncia Max prima di cominciare una superdoppietta composta da Sei un mito e dal brano che lanciò gli 883, Hanno ucciso l’uomo ragno. C’è tempo anche per intermezzi dance, con Dj Zak che remixa i primissimi pezzi del vecchio duo (Mauro Repetto è un silenzioso fantasma che appare negli spezzoni dei videoclip proiettati) come Te la tiri (mash up con I Love Rock’n’roll), S’inkazza (mash up con Walk This Way dei Run Dmc), Sei uno sfigato, Non ci spezziamo.

L’intermezzo acustico «serve a sentire di più voi», chiosa Max nel microfono, ed è un medley delle ballad sentimentali di Pezzali, spogliate di ogni artificio da studio e restituite seminude con chitarra, armonica, piano e voce; anzi voci, perché il pubblico di Roma non molla i cori nemmeno per un secondo. Poi si torna sui pezzi a cassa dritta che hanno riempito le estati a cavallo dei due millenni e sui brani che negli ultimi anni hanno contribuito a rafforzare il suo status e la sua genuina credibilità. «È dal 1993 che la porto avanti, mi ha portato tanta fortuna ma questa è la prima volta che la presentiamo con nome e cognome» annuncia Max per introdurre Come mai, cantata in coppia con uno dei suoi concorrenti di The Voice, Claudio Cera, e con il pubblico interamente braccia al cielo.

Lo spettacolo offerto da Max è imprescindibile per tutti coloro che negli anni Novanta ci sono passati da adolescenti: è una specie di viaggio indietro nel tempo, senza provare vergogna per quello che eravamo allora. È il lato bello della nostalgia. Ma certi discorsi lasciamoli a gente di testa fina: quello che rimbalza nei nostri cuori di “sbarbini” o “pischelli” mai completamente cresciuti è che Max Pezzali ci fa ancora cantare come quando avevamo molti anni meno di adesso. E non è poco.

Commenti

Commenti

Condivisioni