Il solito (bellissimo) concerto dei Metallica. Postepay Rock In Roma in delirio per i Four Horsemen

metallica-kirk-hammett-internet

Anche il metal protagonista al Postepay Rock In Roma grazie al concerto dei Metallica. Ottimo show e grande risposta del pubblico. Ecco la recensione del live del 1 luglio 2014. 

Ippodromo delle Capannelle, Roma, 1 luglio 2014. I Metallica hanno riabbracciato il pubblico capitolino, che li attendeva con ansia da cinque anni. Affluenza importante a Capannelle, sede del Postepay Rock in Roma: l’area concerti (è stato utilizzato lo stesso spazio dedicato a Bruce Springsteen lo scorso anno) è stata presa d’assalto dalla folla sin dal primo pomeriggio e il colpo d’occhio alle 21.50, momento d’inizio del set dei Four Horsemen, era davvero notevole.

James, Lars, Kirk e Rob hanno ringraziato a più riprese i fan, per lo straordinario supporto dimostrato alla band durante le oltre due ore di concerto. La scaletta era stata votata nelle scorse settimane da chi aveva acquistato il biglietto online, con il risultato che lo show si è trasformato in un best of davvero completo del periodo d’oro della carriera del gruppo: quello compreso tra il 1983 e il 1991, anni durante i quali i Metallica hanno prima imposto il thrash metal quale genere dominante nell’hard & heavy, quindi sdoganato l’intero filone metal presso il pubblico mainstream, pubblicando il famoso Black Album nello stesso anno di Nevermind.

Guarda le foto del concerto dei Metallica.

La band parte fortissimo, inanellando in sequenza Battery (senza intro preregistrato, Papi Het non appena sale sul palco regala subito il grande riff alla Capitale), Master of Puppets e Welcome Home (Sanitarium), tre estratti da Master of Puppets, lavoro del 1986 considerato una delle pietre miliari della musica pesante. Come se non bastasse arriva a tradimento Ride The Lightning, furibonda cavalcata del 1984 a cui segue una delle ballad più amate della band: The Unforgiven. L’inedita (e spedita) Lords Of Summer lascia presto spazio a … And Justice For All. E’ però su Fade To Black che entra in gioco il pubblico italiano: i cori di accompagnamento agli arpeggi e ai riff lasciano di sasso Metallica stessi, tanto sono potenti e convinti. La mancanza dei pyros non rende meno affascinante One, mentre il pogo su Creeping Death è ai limiti della sostenibilità. L’apoteosi su Enter Sandman prelude ai bis, nei quali trovano spazio Fuel e l’inno conclusivo Seek And Destroy.

Se il concerto è stato da un lato grandioso per intensità, coinvolgimento ed emozione, dall’altro lato è necessario sottolineare come Lars Ulrich stia sentendo parecchio il peso dei cinquanta, già superati da qualche anno. La band ha suonato al massimo della velocità per mascherare sue probabili difficoltà alla batteria. Pezzi già veloci sono diventati eccessivamente caotici e troppo semplificati (le parti di doppia cassa a volte nemmeno si sentono). Kirk Hammett è stato piuttosto ordinato alla chitarra, mentre Rob Trujillo, impeccabile a livello prettamente esecutivo con il basso, sul palco ha lasciato sempre qualche perplessità. Il boss rimane sempre e comunque James Hetfield, dotato di un carisma naturale, di una presenza scenica e di un magnetismo che sembrano aumentare con l’età. Detto questo, è impossibile non sottolineare come uno show dei Metallica rimanga ancora oggi uno degli eventi imprescindibili ai quali assistere almeno una volta nella vita.

Dopo aver visto i bagni di folla registrati nell’ultimo mese dagli show di Iron Maiden, Linkin Park, Aerosmith e Metallica, viene spontaneo chiedersi se non sia arrivato il momento di portare, anche in Italia, la musica dura negli stadi. Non necessariamente a San Siro (anche se i Metallica stessi e ancor di più gli AC/DC potrebbero raccogliere 50mila spettatori senza grossa fatica), ma anche impianti medi come l’Olimpico di Torino darebbero ancora più risalto a celebrazioni che, in questo 2014, hanno avuto pochi eguali in termini di passione e fedeltà del pubblico.

Altri articoli su questo concerto

Commenti

Commenti

Condivisioni