MGMT live a Unaltrofestival: mix di tecnica, passione e stile

MGMT Milano Unaltrofestival Magnolia 14 luglio 2014

I newyorkesi MGMT si sono esibiti al Magnolia di Segrate (Milano) come headeliner di Unaltrofestival. Leggi la recensione del concerto del 14 luglio 2014.

Magnolia, Segrate (Milano), 14 luglio 2014. Il tour del terzo disco è finito all’alba del 2014 in Giappone. Con l’arrivo della primavera gli MGMT si sono risvegliati dal meritato letargo per darsi ai festival, esibendosi in America e in Europa (Coachella e Glastonbury compresi). Prima di concludere la sessione estiva in Repubblica Ceca e Russia, la band di Benjamin Goldwasser e Andrew VanWyngarden ha fatto un salto anche da noi in occasione della seconda edizione di Unaltrofestival, evento organizzato da Comcerto che prevede una doppia line-up a rotazione su due città (questa sera suoneranno a Bologna). Il cartellone pubblicitario scandisce nomi interessanti come M+A, Kuroma, His Clancyness e Panda Bear, ma riserva i caratteri cubitali per gli MGMT – gli headliner della prima serata al Magnolia.

E’ semplice spiegare perché la scaletta abbia un occhio di riguardo per il primo e il terzo album: Oracular Spectacular rappresenta il botto iniziale (e contiene i singoli per i quali i ragazzi del Connecticut vengono tuttora celebrati), mentre MGMT è il lavoro più recente, un’istantanea della loro evoluzione musicale che – volontariamente o meno –  tende a fregarsene dei passaggi radiofonici e punta su una vena più sperimentale. Ma nonostante l’impatto di gran parte dei nuovi pezzi non sia devastante (anzi), è bene sottolineare che la tensione è rimasta sempre alta nel corso dell’ora e mezzo in cui sono stati sul palco.

Si parte con Introspection (un pezzo composto nel 1968 da Faine Jade che a quanto pare significa molto per gli MGMT, visto che oltre ad averlo inciso lo utilizzano spesso e volentieri in un momento importante come l’apertura dei live), per virare immediatamente sulla splendida The Youth. Of Moon, Birds & Monsters alza il ritmo, Mystery Disease la psichedelia (anche se in questo senso i colori accesi delle proiezioni alle loro spalle avevano già aiutato).

Andrew saluta il pubblico e butta lì una meteo-considerazione sull’adorabile serata appiccicosa che stiamo vivendo (è da poco terminato un temporale estivo); con Flash Delirium l’effetto Beach Boys sale a dismisura, mentre subito dopo il riff killer di Time To Pretend scalda la platea. Un paio di pezzi enigmatici più tardi è il momento delle vibrazioni funk di Electric Feel, mentre subito dopo VanWymgarden sfoggia una voce da cartone animato (incredibile, soprattutto nell’attacco iniziale) in Weekend Wars. La successiva Siberian Breaks viene suonata per intero: 12 minuti abbondanti di Bee Gees in acido.

Dopo cotanto impegno, arriva l’agognato momento del cazzeggio con l’immancabile Kids: Andrew si libera della chitarra e ballicchia su e giù per il palco con il microfono in mano, e c’è perfino un attimo di follia pura con cassa e hi-hat pronunciati (a ‘mo di remix), improvvisazioni di drum machine e un simpatico personaggio che si prodiga in balli scatenati reggendo una telecamera che inquadra il pubblico in delirio. Il compito di riportare un po’ di serietà spetta alla visionaria Alien Days, e dopo una breve pausa i ragazzi tornano sul palco e salutano tutti con l’appropriatissima Congratulations. Tecnica, passione e stile: un mix davvero notevole.

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